0

Caffeina topica in vivo

Si torna a parlare della caffeina topica in vivo nella calvizie, questa volta cercando di capire i limiti degli studi in vitro formulando ipotesi in base a degli studi di assorbimento in vivo. Nell’articolo precedente si accennava delle caratteristiche della caffeina su una coltura di capelli in provetta. Sappiamo quanto possano essere fondamentali le condizioni al contorno per valutare l’effetto di una sostanza in vivo anziché in vitro, molte molecole, non solo la caffeina, sembrano avere efficacia ma questa poi diventa solo una speranza quando si replicano le cose in vivo. Cercando di sopperire alla mancanza di test umani specifici per la calvizie, ho provato, senza nessuna rivendicazione di scientificità, a tracciare un ragionamento.

E’ stato dimostrato che i follicoli piliferi assorbono rapidamente le sostanze applicate topicamente, addirittura la caffeina penetra nel flusso sanguigno in appena 5 minuti, mentre attraverso la sola pelle impiega 20 minuti. Le vie di penetrazione possono essere multiple, intercellulari, intracellulari (tra gli strati lipidici), attraverso le ghiandole sudoripare e attraverso i follicoli piliferi. Questi ultimi erano stati trascurati nel passato in quanto ricoprono uno spazio esiguo della pelle, invece sono stati rivalutati in quanto sono la parte debole della barriera della pelle, essi inoltre penetrano nel derma e forniscono un serbatoio per le sostanze localmente applicate .

I primi studi sulla penetrazione follicolare erano già stati eseguiti 40 anni fa, ma dopo critiche sui test in vitro nel 2006,  l’esame della penetrazione follicolare è diventata sempre più importante. E’ stato riconosciuto che i follicoli piliferi offrono interessanti siti bersaglio terapeutici, in quanto rappresentano complesse strutture dinamiche. In particolare le sostanze particellari, quali nanoparticelle o liposomi hanno dimostrato di penetrare preferenzialmente nei follicoli piliferi.

Uno studio ha testato una lozione di caffeina al 2,5% (2,5g di caffeina, 67,5g di glicole propilenico, 30g di alcol) comparandola in vivo ed in vitro. L’assorbimento della caffeina nel sangue (in vivo) iniziava già a partire dai 5 minuti di applicazione, con un picco a 60 minuti, per poi scendere gradualmente nell’arco delle 24h. In vitro invece la caffeina era rilevabile (ovviamente non nel sangue ma nel mezzo recettore) solo dopo 2 ore. Intorno alla regione dei follicoli piliferi, i vasi sanguigni formano una rete capillare relativamente densa che è responsabile di un rapido smaltimento delle sostanze permeate. In vitro, questo meccanismo è assente e questo potrebbe spiegare la differenza di tempo per rintracciare la caffeina. Dopo che permea il follicolo pilifero, la caffeina raggiunge il tessuto vivente. Lo smaltimento attraverso il sistema sanguigno in vivo è assente in vitro, pertanto, la caffeina deve penetrare attraverso tutti gli strati della pelle per raggiungere il mezzo recettore. Nel 1979, uno studio ha rilevato che a causa della mancanza del flusso sanguigno e linfatico la caffeina può essere misurata ad una concentrazione di 450 volte superiore (rispetto in vivo) nello strato profondo della pelle (corium), dopo circa 16 ore. Mentre in vivo la concentrazione assorbita di caffeina decresce con valore minimo alla fine delle 24h, in vitro al contrario aumenta, c’è un effetto accumulo in mancanza del metabolismo pilifero tanto che a 24h c’è il punto massimo di sostanza assorbita. Questo può spiegare la sovrastimolazione della caffeina a concentrazioni troppo alte in vitro, che contribuisce all’esaurimento del capello e del perché quindi basta una piccolissima percentuale in quelle condizioni. Non c’è smaltimento attraverso il sistema sanguigno, così si può accumulare una dose tossica, nella quale si evince infatti soppressione di crescita. E ‘stato dimostrato infine che nel caso della caffeina, circa la metà della concentrazione assorbita ha utilizzato il percorso follicolare.

Una parentesi si può aprire sulla composizione della lozione dell’esperimento, che risulta molto alta in glicole propilenico, solitamente nelle lozioni commerciali si usano concentrazioni più basse, e dato che il glicole aumenta l’assorbimento cutaneo del principio attivo è lecito pensare che a soluzioni standard la penetrazione della caffeina nel bulbo pilifero e nella pelle sia minore, atto a giustificare di sperimentare una concentrazione topica maggiore di caffeina, anziché lo 0,001% di cui si è parlato nell’articolo precedente che appare ora probabilmente troppo piccola. Tornerò ancora sull’argomento per cercare di ipotizzare una percentuale “giusta” da applicare topicamente per quel che concerne la calvizie, in modo da minimizzare il possibile effetto overdose sul metabolismo del bulbo pilifero.  Infine bisogna considerare che il buon assorbimento ematico può disturbare il sonno se l’applicazione è a ridosso delle ore serali e si è molto sensibili alla caffeina.

Alessio Di Girolami

COMMENTI