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[Endocannabinoidi] Relazione con i Grassi
#1
Patatine fritte, una tira l'altra. Tutta colpa dei
cannabinoidi
Uno studio dimostra che nella regolazione
dell'assunzione di grassi ha un ruolo di primo piano la produzione a livello
intestinale di endocannabinoidi

[Immagine: jpg_1348566.jpg]


Di
fronte a un piatto di patatine fritte, se se ne assaggia una è ben difficile
resistere alla seconda, alla terza... La ragione di questo comportamento è stata
scoperta da Daniele Piomelli, Nicholas DiPatrizio, Giuseppe Astarita e
collabortatori dell'Università della California a Irvine e dell'"Per favore registrati qui per vedere il link :-) " di Genova, che la
illustrano in "Per favore registrati qui per vedere il link :-) ""Per favore registrati qui per vedere il link :-) ".

La colpa di questo irrefrenabile
impulso non è, come spesso creduto, dei carboidrati, ma di un meccanismo
biologico che coinvolge la produzione da parte dell'organismo di particolari
sostanze, gli endocannabinoidi, che sono mediatori che si legano agli stessi
recettori con cui interagiscono gli alcaloidi della marijuana.

Nello
studio, i ricercatori hanno scoperto che quando i topi assaggiano qualcosa di
grasso, le cellule dell' intestino tenue iniziano a produrre endocannabinoidi,
un effetto che non è invece scatenato da zuccheri e proteine.

Il processo
inizia già in bocca, dove i grassi presenti cibo inducono l'invio di un segnale
che prima arriva al cervello e di qui, attraverso il nervo vago arriva
all'intestino stimolando la produzione di endocannabinoidi, che avvia un aumento
di segnalazione cellulare che richiede l'assunzione indiscriminata di cibi
grassi. Questa è la prima dimostrazione che le vie di segnalazione degli
endocannabinoidi a livello intestinale svolgono un ruolo importante nel regolare
l'assunzione di grassi.

Piomelli ha osservato che, dal punto di vista
evolutivo, c'è una necessità impellente per gli animali di consumare i grassi
che, cruciali per il buon funzionamento delle cellule, sono però piuttosto
scarsi in natura. Nella società contemporanea, tuttavia, i grassi sono
facilmente disponibili e la spinta innata di mangiare cibi grassi finisce per
agevolare lo sviluppo di obesità, diabete e cancro.

I risultati
suggeriscono che per frenare questa tendenza si potrebbe ostacolare l'attività
degli endocannabinoidi - per esempio attraverso farmaci in grado di "intasare" i
recettori dei cannabinoidi. Dato che questi farmaci non avrebbero bisogno
arrivare al cervello per esercitare i loro effetti, non dovrebbero indurre gli
effetti collaterali negativi a livello centrale che si hanno con il blocco della
segnalazione cerebrale degli endocannabinoidi, come ansia e depressione.
(gg)







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#2
Articolo superficiale e fuorviante.
Innanzitutto non si parla di quali grassi, per deduzione dovrei pensare ai grassi polinsaturi fritti ad alta temperatura visto che si parla di patatine.
L'istinto funziona bene sui grassi naturali, quando si mangia burro allo stato grezzo o una lombata di agnello ricca di parte grassa dopo un pò ci viene la nausea. I grassi saturi lo fanno, anche l'olio di oliva se si inizia a berlo allo stato puro inizia a bruciare la gola e a stomacarci. C'è un stop da parte dell'organismo che ci autoregola. Dopo che ho mangiato molto grasso non mi verrebbe mai in mente dopo un'ora o due di tornare a succulenti pasti di puro grasso,il sol pensiero mi fa vomitare, ma non succede coi carboidrati....anzi... quindi credo che siano più i carboidrati a stimolare dipendenza con le endorfine.
Ad ogni modo i ricettori degli endocannabinoidi sono stimolati anche dall'esercizio fisico(1), quindi non ci vedo niente di male.

(1)1. Dietrich A, McDaniel WF, Endocannabinoids and exercise, Brit J Sports Med, 38 (5), 536-541, 2004
Alessio Di Girolami
La medicina ha fatto così tanti progressi che ormai più nessuno è sano - Aldous Huxley
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#3
Cos’e il sistema cannabinoide ?
In generale il sistema endocannabinoide è coinvolto in molteplici funzioni fisiologiche, molte delle quali correlate ai sistemi di risposta allo stress.
Gli endocannabinoidi hanno proprietà neuroprotettrici ed anti-nocicettive, regolano l’attività motoria ed alcune fasi del processo della memoria, modulano la risposta infiammatoria ed immunitaria, regolano alcune funzioni endocrine. Inoltre gli endocannabinoide influenzano il sistema cardiovascolare, la pressione arteriosa ed hanno proprietà broncodilatatrici. Infine alcuni endocannabinoidi esercitano azione anti-proliferativa.
Cosa sono i cannabinoidi endogeni (endocannabinoidi) ?
Gli endocannabinoidi sono una famiglia di sostanze lipofiliche la cui peculiarità chimica strutturale è di essere dei lipidi modificati.
I due endocannabinoidi più rappresentativi, il 2-arachidonoil-glicerolo (2-AG) e l’arachidonoil-etanolamide (o anandamide), sono derivati dall’acido arachidonico.
L’anandamide ed il 2-AG legano una famiglia di specifici recettori di membrana denominati CB di cui sono stati finora identificati due membri (CB1 e CB2).
Il recettore CB1 è presente nel sistema nervoso centrale, nel fegato, nel tessuto adiposo, nel muscolo scheletrico e nel pancreas endocrino ed è responsabile degli effetti degli endocannabinoidi sul metabolismo e sul bilancio energetico.
Il recettore CB2 è presente nelle cellule del sistema immune ed è responsabile degli effetti degli endocannabinoidi sulla funzione immunitaria.
Gli endocannabinoidi sono prodotti “a richiesta” e sintetizzati rapidamente ad opera di specifici enzimi. Altrettanto rapida è la loro rimozione dallo spazio extracellulare sia ad opera di una idrolasi specifica, che mediante meccanismi di trasporto all’interno della cellula, la cui natura non è stata ancora chiarita.
Appartengono alla grande famiglia degli endocannabinoidi anche altri mediatori lipidici quali, ad esempio, l’oleil-etanolamide (OEA), il palmitoil-etanolamide (PEA) e la stearoil-etanolamide (SEA), che non si legano ai recettori CB1 e CB2, ma sembrano invece legarsi a fattori di trascrizione nucleare come il PPARα ed il PPARγ.
Che ruolo hanno nella regolazione dell’appetito e del bilancio energetico ?
Il ruolo del sistema cannabinoide nella regolazione del bilancio energetico è stato studiato prevalentemente nei modelli animali.
Nell’ipotalamo di animali obesi i livelli di endocannabinoidi sono aumentati. Il trattamento con leptina ne riduce i livelli sia negli animali obesi che normopeso indicando come il sistema cannabinoide ipotalamico sia responsivo ai segnali di sazietà provenienti dalla periferia.
Gli endocannabinoidi dei neuroni dell’ipotalamo laterale sono co-localizzati con altri importanti neuropeptidi coinvolti nella regolazione del bilancio energetico quali le orexine ed il melanin-concentrating hormone (MCH)
Che ruolo hanno i cannabinoidi nella patogenesi dell’obesità ?
Diverse evidenze sperimentali, prevalentemente nell’animale, indicano che il sistema cannabinoide endogeno è coinvolto a livello ipotalamico nei meccanismi che regolano l’alimentazione ed il bilancio energetico e quindi potrebbe essere coinvolto nella regolazione di questi meccanismi che sono alla base dell’obesità.
I livelli di endocannabinoidi ipotalamici sono aumentati nei topo obesi ob/ob e nei ratti obesi fa/fa e si riducono dopo somministrazione di leptina.
I topo knockout per il recettore CB1 hanno un peso corporeo minore e sono resistenti all’obesità indotta da dieta.
Il trattamento con un antagonista del recettore CB1 induce una rapida riduzione del consumo di cibo nel topo e nel ratto.
Anche nell’uomo 3 studi clinici che hanno utilizzato il rimonabant (antagonista CB1) hanno dimostrato un effetto di questo farmaco sulla riduzione del peso corporeo.
Quali sono le prospettive terapeutiche degli endocannabinoidi nell’obesità ?
Sono in fase di studio avanzato diversi farmaci con azione antagonista sui recettori CB1 per la cura dell’obesità. Uno di questi farmaci, il rimonabant, ha recentemente ottenuto il parere favorevole dell’EMEA (European Medicines Agency) per la commercializzazione ed il suo utilizzo, insieme alla dieta ed all’esercizio, nella cura dei pazienti obesi (BMI>30 kg/m2) o anche sovrappeso (BMI>25 kg/m2) in presenza di comorbidità associate quali diabete tipo 2 e dislipidemia.
I risultati di 3 importanti Trial, recentemente pubblicati, hanno dimostrato che rimonabant (20 mg die), associato a modificazione dello stile di vita :

Riduce il peso corporeo (-5 kg rispetto al placebo, -7 kg rispetto al peso iniziale).
Riduce la circonferenza addominale.
Riduce i trigliceridi ed aumenta il colesterolo HDL.
Migliora il controllo metabolico nei pazienti diabetici tipo 2.
Migliora la resistenza insulinica.

Bibliografia essenziale
Di Marzo V et al. Leptin-regulated endocannabinoids are involved in maintaining food intake. Nature 2001;410:822-5.
Pagotto U, et al. The emerging role of the endocannabinoid system in endocrine regulation and energy balance. Endocr Rev. 2006;27:73-100.
Cota D, et al. The endogenous cannabinoid system affects energy balance via central orexigenic drive and peripheral lipogenesis. J Clin Invest 2003;112:423-31.
Pi-Sunyer FX, et al. Effect of rimonabant, a cannabinoid-1 receptor blocker, on weight and cardiometabolic risk factors in overweight or obese patients: RIO-North America: a randomized controlled trial. JAMA 2006;295:761-75.
Despres JP, et al. Effects of rimonabant on metabolic risk factors in overweight patients with dyslipidemia. N Engl J Med 2005;353:2121-34.
Van Gaal LF, et al. Effects of the cannabinoid-1 receptor blocker rimonabant on weight reduction and cardiovascular risk factors in overweight patients: 1-year experience from the RIO-Europe study. Lancet2005;365:1389-97.

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