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Epigenetica e psicologia: La mente è davvero più forte dei geni?
#1
Epigenetica e psicologia: La mente è davvero più forte dei geni?
"Per favore registrati qui per vedere il link :-) "

Tempo fa ti ho parlato di un autore che mi aveva incuriosito molto Bruce Lipton. Se il mondo della crescita personale ti appassiona di certo non ti sarà sfuggito, con il suo bel libro "La Mente è più forte dei geni". Una discussione scientifica affascinante e troppo interessante per chi fa il mio lavoro per essere messa da parte. Queste sono ricerche che affascinano da molto il mondo della psicologia, per lo meno da quando Ernest Rossi si è messo a studiarle in relazione allo stato di trance ipnotica. Navigando mi sono imbattuto in una conferenza di Francesco Bottaccioli, per chiunque sia vissuto sulla luna quest'uomo è un pioniere vivente ...



Sei riuscito a vederlo tutto? alla fine Bottaccioli dice qualcosa che smonta completamente il claim che si è fatto dei lavori di Lipton, facendo un poco velato riferimento e dicendo: "quindi chi afferma che la mente è più forte dei geni sta dicendo una cavolata". Con questo il ricercatore non intende dire che siano i geni a controllare, ma che ci sia un network di interazioni. Bottaccioli è il pioniere italiano della PNEI, della quale quasi sicuramente avrai sentito parlare. Non si tratta di un primo arrivato con le sue idee strampalate, ma di uno scienziato che da anni ha precorso i tempi nel campo della medicina alternativa...ma poi neanche così tanto alter- nativa. Visto che non fa altro che dire "mente e corpo sono una cosa unica"... ...e lo fa senza dare primati, cioè dando uguale importanza a tutti i fattori che concorrono nel formare il benessere. Non per nulla fra i suoi libri c'è sempre una citazioni alla meditazione e alle evidenze sperimentali del suo effetto sul nostro organismo. Quando Bottaccioli parlava di queste cose la maggior parte dei medici italiani viveva ancora "nelle caverne" ;) Ma perché ti dico questo? perché nonostante mi siano piaciuti i lavori di Bruce Lipton, devo ammettere che quando si mette a parlare delle sue tecnologie per cambiare, mi sorgono dei profondi dubbi. La sua tecnica si chiama psych-k ed ormai è famosetta in Italia...io mi sono anche comprato il libro. Alcune cosine, riprese dalla medicina energetica hanno un loro effetto, ma di per se "nulla di nuovo sotto al sole". Ma la mia critica non è diretta alla tecnica che propone ma al MODO in cui lui la propone. Come se potesse realmente modificare l'espressione genica attraverso quegli esercizi. L'impressione che ho avuto personalmente è stata quella di spingere la teoria per vendere la tecnica ;) Nel mondo del marketing non c'è nulla di male nel disegnare un bel pakagin (la confezione) per fare in modo che il prodotto sia più appetibile, ma lo stesso non vale per la medicina, e in modo particolare per la ricerca. Dove sono proprio questo genere di commistioni (solitamente molto più pericolose, fra farmaci e teoria) a fare dei grossi danni. Affermare che la mente sia più forte dei geni è qualcosa di potenziante e pericoloso allo stesso tempo. Perché una cosa è dire che le convinzioni hanno effetto sull'organismo (vedi effetto placebo e compagnia bella) è un'altra è dire che sono la causa di determinati disagi fisici. L'equivalenza che ne viene fuori è "modifico la convinzione e guarisco". Cosa che potrebbe essere anche vera, ma sempre quando non c'è di mezzo una malattia o una sindrome importante. Questo perché la gente essendo spaventata dalle malattie, tende a cercare le soluzioni più comode. Così è 1000 volte più comodo evitare di fare quel certo esame diagnostico, avendo la convinzione che "la mente è più forte dei geni". Non so se mi sto spiegando bene, non voglio dire che siano tutte cavolate... ma voglio puntare il dito, servendomi di uno scienziato prestigioso come Bottaccioli, contro un pensiero pigro e magico che può fare una valanga di danni. Sia le ricerche di Lipton che quelle di Bottaccioli portano a scoperte che rivoluzionano il mondo della medicina. Sono certo che queste scoperte porteranno molta fortuna al genere umano... se sei curioso quanto me, questo non ti impedirà di continuare a seguire gli studi di Lipton o di altri scienziati alternativi. Voglio solo aumentare la luce del nostro riflettore per fare maggiore chiarezza sui metodi e sulle soluzioni che ne vengono fuori. Concludendo ti lascio con un video di Bottaccioli dove spiega la sua famosissima PNEI:



Se ti è piaciuto il post clicca su "Mi piace" ed aiutami a far crescere PsiNeL :) e mi raccomando se sei un praticante di Psych-K facci sapere la tua esperienza.
A presto
Genna
Alessio Di Girolami
La medicina ha fatto così tanti progressi che ormai più nessuno è sano - Aldous Huxley
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#2
Anche secondo me Bruce Lipton è, allo stato attuale delle cose, troppo ottimista (la spara grossa) quando dice che la mente comanda i geni al punto tale che volendo può, non solo auto-guarirsi ma, persino smettere di invecchiare. Francesco Bottaccioli non mi piace quando dice che sono tutte stupidaggini solo per il semplice motivo che certe teorie non sono ancora dimostrate... questo è per me non essere lungimiranti e avere i paraocchi! Per quanto riguarda il business sono tutti nella stessa barca: sia l'uno che l'altro vendono libri, fanno seminari, uno fa corsi e l'altro fa i master... :)
E' dimostrato che un certo tipo di stress si ripercuote negativamente sulla salute generale. Chi è il "gestore" dello stress nel nostro organismo? E' la mente o sbaglio? Chi meno sensibile riesce a gestirlo meglio, mentre chi e più sensibile soccombe ad esso ammalandosi.
Che la mente gioca un ruolo importante nel processo di malattia e guarigione, per esempio, lo dimostrano il così detto "effetto placebo" e "l'ipocondria" ... tutto opera della "mente". E' vero che è tutto molto complesso e che la salute e i geni, allo stato attuale delle cose, non dipendono solo dalla mente ma da un sacco di altri fattori... diciamo che i geni di padroni ne hanno tanti, però il grande capo è "la mente"; solo che essa, al momento, non ne è pienamente consapevole. Chi sa se un domani riusciremo a raggiungere una consapevolezza tale da poter utilizzare tutto il potenziale della nostra mente? Per me sarebbe parecchio bello poterlo sperimentare!^___^
La forma è anche sostanza. Chi veicola un messaggio non può essere estraneo al suo contenuto. Tropico - Chi è musone e triste non riesce a tener lontano la malattia. Tonegawa - Le testimonianze vere di gente normale valgono più di tante elucubrazioni teoriche. Francesca F.C.



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#3
Lipton, nel suo video, fa una acuta osservazione logica sul fatto che i bambini appena nati sanno già nuotare abilmente e non hanno nessuna paura dell'acqua. l'osservazione di Lipton continua con l'accusare i genitori apprensivi nel trasmettere la paura dell'acqua al bambino nei primi mesi/anni di vita (una sorta di ri-programmazione) e che poi quando, per la prima volta, i genitori prendendolo in braccio, lo portano dentro l'acqua il bambino si spaventa: pensa che i genitori sono impazziti e che lo vogliono affogare. Dopo tutto ha ragione a pensarlo perché prima di quel momento lo sgridavano e si allarmavano quando egli si avvicinava all'acqua.
Siccome in questo forum si parla di alimentazione, ecco che mi è venuta in mente mia madre che da piccolo mi diceva che la maggior parte delle cose che mi piacevano mi avrebbero fatto male alla salute. Per esempio, mia nonna mi faceva mangiare il pane con la nutella e mia madre si incazzava come una iena. Io continuavo a mangiarne di nascosto, ma con la coscienza sporca: ero convinto che quella roba mi avrebbe ammazzato... ma a me piaceva da morire caxxo! Sia da piccolo e ora che sono cresciuto, continuo ancora adesso a chiedermi perché gli alimenti più buoni fanno male alla salute mentre quelli schifosi fanno invece bene?!
Da quando ho incominciato a leggere gli scritti "libertini" di Matt Stone e da quando mi sto interessando all'epigenetica, mi è venuto spontaneo ripescare Bruce Lipton e la sua teoria sul potere della mente sui geni. La mia logica mi ha portato subito a pensare che sì Lipton ha esagerato, ma un po' di vero nelle sue teorie c'è: vedi ipocondria, vedi ripercussioni sull'organismo generate dallo stress, vedi l'effetto placebo, etc. Mi è venuto in mente anche come per la maggior parte delle persone è facile essere suggestionate dalla pubblicità, dai vari guru, dai vari venditori di fumo, dagli psicologi, dai politici, da certi venditori porta a porta, dai fiori di bach, etc. Mi è venuto anche in mente che però da soli non riusciamo a suggestionarci; perché? Perché se tizio ci dice che quell'acqua zuccherata, spacciata per medicinale, ci fa "guarire" e noi, su noi stessi, questa "magia" non riusciamo a farla?
Ora viene il bello del mio delirio :asd: E se certi alimenti ci facessero male o bene solo perché ci hanno convinto a tal punto da suggestionarci e innescare il meccanismo dell'effetto placebo? Un esempio a caso: ora in televisione, nelle riviste, etc. si ripete a cantilena che la carne rossa fa venire il cancro. E se il cancro non lo facesse, invece, venire la carne ma la convinzione che la carne è cancerogena?
Ipocrate disse: <<Dal cervello, e dal cervello solo, sorgono i piaceri, le gioie, le ri­sate e le facezie così come il dolore, il dispiacere, la sofferenza e le lacrime. Il cervello è anche la dimora della follia e del delirio, delle paure e dei terrori che ci assalgono di notte o di giorno.>>
e disse anche <<Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo.>>
E se da domani, mangiando, per esempio, quel delizioso bombolone alla crema, pensassimo intensamente che ci farà solo bene? Ecco che quel bombolone per incanto diventerà la nostra medicina! Magari! :P
Sicuramente per molti di noi sarà impossibile: siamo portati a sottovalutarci. Sottovalutandoci non saremo mai in grado di resettare quello "schifo di software pieno di bug" ri-programmato da terze parti nelle nostre menti da quando siamo nati ai giorni nostri! Dobbiamo fare un "reset", dobbiamo scrollarci di dosso i vari preconcetti/tabù; dobbiamo imparare a ri-programmarci da soli... noi dobbiamo cercare di essere i programmatori e medici di noi stessi!
Cosa ne pensate?
Ciao:)
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#4
Nelle popolazioni primitive studiate da W.Price questo discorso ha meno valore, suggestionamenti ed effetto placebo da pubblicità/tv o da guru mediatici non c'è, mangiano in armonia con l'ambiente e credo pure che il mezzo sociale e di puro piacere del cibo sia meno intenso. Però si è potuta tracciare una linea comune degli alimenti che li mantenevano in salute rispetto ad altri.
Una sorta di reset lo abbiamo già fatto a livello alimentare e salutare, ora stiamo cercando e testando il nuovo software da scrivere :)
Siamo ancora in fase "Per favore registrati qui per vedere il link :-) ".
Alessio Di Girolami
La medicina ha fatto così tanti progressi che ormai più nessuno è sano - Aldous Huxley
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#5
Sì è vero, le teorie di Lipton sono molto esagerate! La mente è importante ma non al punto di farti digerire un frutto velenoso o far ricrescere un arto. Però che anche la mente influisce moltissimo sulla salute generale non c'è dubbio. Comunque anche nelle popolazioni primitive vi è sempre presente una sorta di "sciamano/stregone/guaritore" che con i suoi "strani riti" riesce a far guarire quelli più facilmente suggestionabili... per quelli meno suggestionabili neanche l'effetto placebo serve. :asd:
So che è una bestemmia... ma a volte penso che anche certe guarigioni miracolose, attribuite per esempio ai santi, sono opera della mente suggestionata dalla super fede religiosa e dall'atmosfera particolare dei luoghi di culto. Faccio questa osservazione: non ho mai visto in un miracolo un arto ricrescere ma solo, per esempio, persone in sedia a rotelle ritornare a camminare...
A me piacerebbe apprendere come auto-suggestionarmi senza l'aiuto dello "stregone" di turno :huh:

Esempi di riti strani di certe tribù :asd:















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#6
Penso che i sempliciotti (sia delle tribù che quelli occidentali), gli analfabeti e i bambini, confronto alle persone adulte, istruite e atee, siano terreno fertile per l'attecchimento delle "suggestioni" semplici. Per quelli istruiti, adulti e atei, per essere suggestionati, ci vuole roba scientificamente provata... :D
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#7
... con lo scientificamente provato, per esempio, grazie agli "specialisti" della dieta-paleo, con la loro "scoperta scientifica" sulla pericolosità della frutta, mi stavo convincendo davvero che la frutta facesse male veramente e quando la mangiavo avevo quasi gli stessi sensi di colpa che mi venivano da piccolo quando mi mangiavo la nutella di nascosto... :facepalm: E' logico che quando ti mangi un alimento con la convinzione che ti faccia male, probabilmente bene non ti fa veramente... :susp:
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#8
Malattie psicosomatiche: genesi, evoluzione e spiegazione 18/11/2011

Si parla tanto di malattie psicosomatiche, anche nel gergo comune, e non soltanto medico. Abbiamo intervistato lo psicoterapeuta Roberto Pani per capire quando nell'eziologia di una malattia entra in gioco la psiche.
In medicina si parla spesso di malattie psicosomatiche. Professor Pani, può farci un po’ di chiarezza?

Le emozioni e i sentimenti, da un punto di vista clinico, hanno un notevole contatto con il corpo. Un tempo la medicina trascurava i sintomi che non potevano diagnosticarsi con cause deterministiche di impostazione organicistica (legata al corpo ndr). Il medico era preparato soltanto la diagnosi organicistica, appunto, e il relativo trattamento.

Di conseguenza si escludeva che potesse esistere una genesi psicologica? Si considerava irrilevante ai fini pratici e scientifici. Oggi al contrario si parla in molte occasioni di medicina somatopsichica. Pensando all’essere umano come a un organismo che dallo stato fetale inizia a fare incontri significativi (dalla voce materna dalla sua alimentazione), si pensa all’individuo come un’unità sintetica: corpo e cervello e mente psichica, unità a cui è connesso l'aspetto emotivo.

Cosa significa "malattie psicosomatiche"? Le malattie sono il risultato di fattori biologici e di traumi psichici che producono fantasmi e che quindi unendosi generano la malattia psicosomatica. Le emozioni e i conflitti attuali o remoti sono determinanti. In questo senso l'unità somatica dell'uomo non viene persa di vista e i sintomi o i fenomeni patologici vengono indagati in modo complementare da un punto di vista psicologico e fisiologico.

I sintomi somatico-psichici, spesso, pur non organizzandosi in vere e proprie malattie, si esprimono attraverso il corpo, coinvolgono il sistema nervoso autonomo e autoimmune e forniscono una risposta vegetativa a situazioni di disagio psichico o di stress. Sono invece considerate clinicamente malattie somatopsichiche quelle malattie alle quali normalmente si riconosce una genesi psichica nelle quali si verifica un vero e proprio stato di malattia d'organo con segni indiscutibili di lesione.

Quali sono i disturbi e le malattie psicosomatiche? L'ulcera duodenale, la sindrome di crown e la colite ulcerose, la stipsi cronica, la allopecia areata nella donna, le varie dermatiti, tipo eczema da contatto e le infnite allergie e malattie a carettere autoimmune.

Inoltre i disturbi dell'alimentazione che si evidenziano intorno ai due eccessi rappresentati dall'anoressia nervosa e dalla bulimia con conseguente obesità che includo il vomito dopo i pasti e l’uso di lassativi; le malattie e i sintomi psicosomatici a carico del sistema gastrointestinale; la rettocolite emorragica, mentre alcuni disturbi psicologici sono presenti in alcune malattie a carico del sistema respiratorio, ad esempio dispnea iperventilatoria, il singhiozzo; alcuni sintomi a carico del sistema cardiovascolare come l'insufficienza coronarica e persino, l'ipertensione arteriosa essenziale, la cefalea emicranica, la nevrosi cardiaca, le algie precordiali.

Le malattie inoltre e i sintomi relativi al sistema cutaneo: ad esempio la psoriasi, l'eritema pudico (rossore da emozione), l'acne, la dermatite atopica, il prurito, la neurodermatosi, l'iperidrosi, l'orticaria, la canizie, la secchezza della cute e delle mucose, la sudorazione abbondante; sintomi sessuali quali il vaginismo. Non sono indifferenti isintomi di cefalea ipo-ipertensiva, i crampi muscolari, il torcicollo, la mialgia, l'artrite, dolori al rachide (cervicale e lombo-sacrale), la cefalea nucale e infine; sono presenti nella psicopatologia le malattie e i sintomi connessi al sistema genitourinario ad esempio dolori mestruali, disturbi minzionali, enuresi, impotenza sessuale.

Certe malattie e i sintomi somatici relativi al sistema endocrino, come ad esempio iper o ipotiroidismo, ipoglicemia, diabete mellito.

Come si spiega l'insorgere del sintomo o della malattia psicosomatica? Le malattie somatiche sono realizzano uno dei meccanismi difensivi più arcaici con cui si attua un’espressione diretta del disagio psichico attraverso il corpo. In queste malattie, l'ansia, la sofferenza, le emozioni troppo dolorose per poter essere vissute e sentite, trovano una via di scarico immediata nel soma (il disturbo). In genere il paziente somaticopsichico si presenta con un buon adattamento alla realtà, con un pensiero sempre ricco di fatti e di cose e povero in emozioni.

Per chiarire meglio, si tratta di un paziente che difficilmente riferisce sentimenti quali rabbia, paura, delusione, scontentezza, insoddisfazione. Spesso si tratta di pazienti che hanno difficoltà a far venire alla luce emozioni (alessetimia), quindi i fantasmi rimangono dentro di loro.

Tutte le loro capacità difensive tendono a tener lontani contenuti psichici inaccettabili, a costo di distruggere il proprio corpo. In questo senso una persona, incapace di accedere al proprio mondo emotivo, potrebbe non percepire rabbia, frustrazione o stress, per una difficile condizione lavorativa e neppure immaginare una possibile connessione tra la sua ulcera e le emozioni o i vissuti relativi al loro lavoro.

Il soggetto già prima della nascita, (voce materna, luce, alimentazione movimento violenzza, etc) fa molti incontri che rappresentano una specie di imprinting come gki animali di K, Lorenz. L’integrazioni di tutti questi incontri successivi per assimalazioe e Accomodamento ( Piaget), si integrano tra loro dando luogo alla costruzione di personaggi simbolico, buoni e cattivi che rappresentano per l’Ego = (SistemaNervosoCentrale) gli interlocutori interni che condizionano più o meno il regista (l’Ego) e generano il vissuto, cioè il nostro soggettivismo. Ecco perché la vita psichica e somatica risente a livello d’organo e di malattia del nostro vissuto più o meno tramatico.

(Ringraziamo il professore Roberto Pani, Psicologo Clinico e Psicoanalista in Bologna)

Fonte: "Per favore registrati qui per vedere il link :-) "
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#9
Psiche e diabete (con la collaborazione di Anna Bruni)

Già in un punto del papiro Ebers (di cui si è detto al capitolo 2) si legge: “L'arte e il mistero del medico che conosce il cammino del cuore".

Più specificamente, Thomas Willis, lo scopritore del diabete mellito nel 1674, scrive di "vari tormenti dello spirito e uno stato di irrequietudine poco prima che si producessero le abbondanti emissioni di urina" e che "le afflizioni, la malinconia protratta, la depressione favoriscono questa diatesi malsana ".

Sul finire dell'Ottocento, si infittiscono osservazioni consimili. Arnaldo Cantani, ad esempio, trova in 490 su 1100 diabetici "emozioni morali, dispiaceri, patemi d'animo, paure", quali precedenti delle classiche manifestazioni del diabete.

Altrettanto frequenti sono le segnalazioni circa la "presenza di zucchero nelle urine di certi malati mentali": correlazione tosto riconosciuta come casuale, salvo che nella psicosi maniaco-depressiva, anche secondo più recenti ipotesi (Fig.1).

E' evidente la suggestione degli esperimenti di Claude Bernard (1857) e di una miriade di seguaci: comparsa di glicosuria dopo stimolazione per puntura del IV ventricolo ("puntura diabetica"), del nucleo del vago, del diencefalo, del talamo ottico, del ponte, dei peduncoli cerebrali e cerebellari e di molte altre aree del tronco cerebro-spinale. Del resto, la semplice contenzione dell'animale da esperimento sul tavolo operatorio aveva provocato glicosuria (1878).

La connessione del soma con il fenomeno nervoso e psichico trova dunque una prima dimostrazione per mezzo di parametri sperimentali riproducibili.


Fig.1 - Ipotesi teorica transazionale (a feed-back positivo) per lo studio della correlazione A (psicosi maniaco-depressiva) e B (diabete). (Da Cociglio e Coll., 1975

Nel 1914, Walter B. Cannon (1871-1945) (Fig.2) descrive la "reazione di emergenza", cioè la liberazione di adrenalina (e noradrenalina) per parte della midollare surrenale, con tutte le conseguenze derivanti dalla stimolazione del sistema nervoso simpatico, in occasione di sforzo fisico-psichico o durante uno stato emotivo di paura e ira ('fight or flight "). Ferdinand Hoff (1896-1974) (Fig.3) svilupperà poi il concetto di "regolazione nervosa vegetativa ", come processo di difesa scatenato da cause molto diverse, tra cui l'emozione patologica. In questo ambito si collocano i ripetuti rilievi di glicosuria in studenti prima degli esami o in situazioni consimili.






Fig.2 - Walter B. Cannon, che ha fornito una prima spiegazione fisiologica alla glicosuria emotiva. Fig.3 - Ferdinand Hoff ha individuato una fase simpaticotonica di "efficienza" e una fase parasimpaticotonica di "riposo" nella reazione di emergenza.

Nel 1939, G.E. Daniels afferma: "L'ansia, che non può scaricarsi attraverso il sistema nervoso volontario, può essere costretta, per regressione, a scaricarsi attraverso livelli autonomici più primitivi". Si afferma, a questo punto, la medicina psicosomatica americana che tende a scoprire la "natura del rapporto tra emozioni e funzione somatica ". L'ispirazione è psicodinamica e presuppone l'elaborazione intrapsichica profonda dell'evento emotivo, con simbolismo elettivo di sintomo somatico e di alterazione organica. Più precisamente, secondo Helen Flanders Dunbar (dal 1931 al 1946), il diabete potrebbe essere il risultato di una emozione inconscia conflittuale, con aumento delle tendenze istintive passive ("Relazione con la figura materna"... 'fissazione alla fase orale" ... ).

A quest'ordine di idee si ricollegò, fino agli anni Ottanta, il mito di una personalità diabetica, oggi tramontato.

Durante questi decenni, si sono comunque accumulate suggestive casistiche aneddotiche di diabete insorto acutamente dopo traumi psichici di eccezionale gravità e di particolare tipo ("affective loss", più che "abject fear" come in guerra o deportazione, secondo l'olandese J.J. Groen: 1963).

Oggi si ammette che, effettivamente, eventi emotivi legati a perdita affettiva possano precipitare - al pari di altri fattori ambientali - l'inizio di un diabete insulino-dipendente (tipo 1) in soggetti con predisposizione immunitaria (modulazione psicologica del sistema immunitario) e genetica.

E' parallelamente confermato, dopo il superamento di limitazioni metodologiche, che fattori psicologici, acuti o cronici, legati o apparentemente estranei al diabete, possono peggiorare il decorso clinico-metabolico del diabete stesso, sia insulino- dipendente che non (tipo 2), e non solo per anomalie comportamentali. Per quanto attiene al diabete di tipo 1, si è supposto che possa essere in gioco la variabile modalità di accettazione del diabete nella elaborazione dinamica del lutto (perdita della salute) secondo E. Kubler-Ross (1969), attraverso le fasi di negazione, rivolta, patteggiamento, depressione [Fig.4]. E' evidente, in questo contesto, il possibile ruolo di una relazione di aiuto psicoterapico.




Fig.4 - Rappresentazione circolare della elaborazione del lutto nel modello di Ch. Danthe (1982). E' introdotta la "ritualizzazione" e la "accettazione passiva".
Attualmente, il collegamento fra eventi psico-emotivi e regolazione glicemica, all'inizio e nel decorso del diabete, è interpretato nell'ambito della "Sindrome Generale di Adattamento" (GAS), di Hans Selye (1904-1984) (Fig.5), fondatore dell'Istituto di Medicina Sperimentale a Montreal. Qui giunto da Praga, e allievo di J.B. Collip (co-scopritore dell'insulina), Selye dimostrò con classici esperimenti - dal 1935 al 1955 - che qualunque aggressione (traumi fisici o psichici, infezioni, emorragie, carichi ormonali come da insulina o adrenalina, ecc.) provoca nell'organismo (sano o malato) un insieme aspecifico di reazioni difensive che comprende, in successione, una fase di allarme, una fase di resistenza, una fase di esaurimento.

Nella GAS svolge parte dominante la corteccia surrenale glicoattiva (produttrice del cortisolo), attivata dall'ormone corticotropo pre-ipofisario ACTH, a sua volta stimolato dal rispettivo fattore di rilascio (RF) diencefalico. E' pure mobilitata dall'aggressione la secrezione di ormone somatotropo pre-ipofisario (GH, già STH), a sua volta stimolato dal corrispondente RF diencefalico.




Fig.5 - Hans Selye, con la sua teoria dello stress, ha consentito una nuova interpretazione fisiologica delle interferenze tra psiche e diabete.

Si tratta degli ormoni detti controregolatori, il cui effetto produce resistenza all'azione dell'insulina e quindi iperglicemia. E' interessante seguire l'evoluzione delle relative conoscenze endocrinologiche attraverso gli schemi proposti da Selye, nel 1945 e nel 1952 (Fig.6).

Il primo lavoro di Selye, su "Nature" del 4 luglio 1936, con il titolo "Una sindrome prodotta da diversi agenti nocivi", non reca - per prudenza accademica - il termine "stress", che però Selye aveva da tempo in serbo per designare l'agente nocivo, l'aggressione.

Stress era termine molto usato nell'inglese della fisica per indicare la somma di tutte le forze che agiscono contro una resistenza e Selye lo lanciò allora nel dizionario medico-biologico, dal quale presto passò nel lessico popolare internazionale. Ebbe a dire Selye: "... Certo, stress, è una astrazione ... non misurabile ... ma anche la vita è una astrazione ".



Fig.6 - Successive schematizzazioni della GAS, centrata sull'asse ipofiso-surrenale, nei disegni di Selye (1954).

Dal nostro angolo visuale, dunque, stress psichico per implicare la liberazione degli ormoni dello stress, scatenanti o aggravanti l'inizio o il decorso del diabete.

E che Hans Selye meriti menzione in una sia pur breve storia della diabetologia, può trasparire da una coincidenza affettiva. Selye ricorda come Sir Frederick Banting, spesso in visita a Montreal, mostrasse aperto interesse ai suoi programmi: "Si sistemava sull'orlo della scrivania, per ascoltare con interesse le mie fantasticherie sulla «sindrome dell'indisposizione». Nulla avrebbe potuto giovarmi di più! Egli mi aiutò anche ad assicurarmi il primo modesto finanziamento per questo genere di ricerca, ma questo non era il lato più importante. Più di qualsiasi altra cosa al mondo mi occorreva il suo appoggio morale, la sensazione rassicurante che lo scopritore dell'insulina mi prendeva sul serio".

Fonte: "Per favore registrati qui per vedere il link :-) "

La Psiche come fattore di rischio
Una mole enorme di studi e di ricerche, svolte in questi ultimi anni, in tutto il mondo, hanno consolidato la concezione che vede il cancro come una malattia multifattoriale, la cui insorgenza è causata, quindi, da più fattori, che possiamo però suddividere in tre grandi categorie:
Fattore di rischio cellulare.
Si e scoperto che progenitori di oncogeni potenziali, o forze oncogeni in senso stretto, sono normalmente presenti nel DNA cellulare, e che la loro attivazione può produrre una proliferazione incontrollata delle cellule stesse. In pratica esistono in natura dei geni (protoncogeni)che si attivano e segnalano alla cellula di moltiplicarsi altri (antioncogeni o oncosoppressori),.(Biondi, 1987) che segnalano alla cellula di arrestare la proliferazione, normalmente questi sono al servizio delle comuni esigenze della vita ma in particolari condizioni i primi possono sfuggire al controllo e causare gravi danni all’organismo. Esiste quindi in natura un rischio per il cancro che è inscritto nella cellula stessa, che è parte della sua natura in quanto struttura biologica capace di processi di crescita, differenziazione, proliferazione, contenuti sotto forma di istruzioni nel nucleo, più precisamente nel DNA. Questo può essere considerato il più importante fattore di rischio e rappresenta il fattore base.
Fattore di rischio ambientale.
L’esposizione a cancerogeni ambientali con azione diretta o indiretta è causa di un discreto numero di neoplasie, questo e stato dimostrato da numerosissime ricerche ed è ormai assodato che attraverso vari meccanismi agenti cancerogeni ( Alimenti, tabacco, sostanze usate nella agricoltura solventi, amianto, etc. etc.) possono concorrere nella eziopatogenesi del cancro; Sono quindi degli importanti fattori di rischio, (Biondi, Costantini, Grassi, 1995).
Fattori psico-neurobiologici.
Fattori psichici e comportamentali, con mediazione diretta o indiretta (attraverso vari meccanismi biologici) possono influenzare in determinati casi la crescita e/o il decorso del cancro: possono quindi essere considerati come un terzo fattore di rischio, (Abraham, et al. 1993).
Il tentativo di individuare dei fattori psicologici capaci di influenzare la carcinogenesi ha radici antiche: già nel secondo secolo dopo cristo Galeno secondo la teoria umorale faceva notare che le donne melanconiche avrebbero maggiori probabilità di sviluppare un carcinoma mammario, (Imbault-Huart,1985) in altre parole l'eziologia del cancro è attribuita ad uno squilibrio della bile nera. IL cancro é quindi una malattia generale, dell' organismo, le cui manifestazioni soltanto sono locali. La dottrina medica di Galeno rimane immutata nei quindici secoli suc-cessivi infatti nel XVI° secolo il massimo chirurgo del Rinascimento Ambroise Paré , condivide l' ipotesi eziologica dello "sbilanciamento melanconico" (Imbault-Huart,ibid.) e spiega le metastasi come manifestazioni locali dell' umor nero Gendron (1701), in un trattato sul cancro, dopo aver discusso le diverse cause della malattia, afferma di dover ammettere che: « talvolta essa consegue ad un improvvisa interruzione del corso degli avvenimenti causata da uno spavento o da un' intensa sofferenza. Scrive nel 1759 il chirurgo inglese Guy « il carcinoma mammario sembra pe-culiare alle costituzioni depresse, serie, flemmatiche e melanconiche»
Burrows (1783) nell' ambito dei numerosi lavori condotti sull' effetto delle emozioni sulla fisiologia corporea afferma: " le penose passioni della mente " indeboliscono a lungo andare la circolazione del sangue e pre-dispongono al cancro. Anche Lobstein (1846), dice che: "le emozioni morali pro-ducono un deficit nell' innervazione , e questa una malnutrizione che, a sua volta é causa della formazione del carcinoma. James Paget (1870) considera la depressione mentale una rilevante "concausa" Tomas Watson (1871) afferma di aver osservato la sequenza stress-cancro tanto spesso da non poterne dubitare e ancora, Herbert Snow (1891,1893) sostiene ripetutamente che la depressione mentale é un precursore del cancro a lui, inoltre va attribuito il primo studio stati-stico in questo campo: su 250 pazienti del Cancer Hospital in 156 Snow rileva « una pena immediatamente antecedente, spesso in una forma molto viva come la perdita di un parente stretto ...... 32 riferivano della durezza del lavoro, di privazioni ..... 43 avevano storie che permettevano di sospettare una lesione meccanica ...... 19 nessuna relazione causale.
La teorizzazione del cancro come malattia sistemica iniziata con Galeno, ha prevalso per più di mille anni, fin-tanto che il rapporto mente-corpo é stato considerato inscindibile. Ma è con lo sviluppo dell' anatomia patologica, in un clima culturale in cui « la scienza é ormai il reale» ( Galimberti, 1983), che il concetto di cancro come malattia sistemica e la possibile relazione tra cancro e psiche viene completamente abbandonata; un ulteriore ridimensiona-mento viene poi accentuato dalla moderna chirurgia e dalla radioterapia, che propongono intenti di radicalità terapeutica; e dallo sviluppo della microbiologia, della biochimica, della statistica sanitaria, che sottolineano l' importanza dei cancerogeni esogeni l'esposizioni ai quali per-mette: sia di definire in nuovi termini l' eziopatogenesi delle neoplasie, sia di riprodurle sperimentalmente nell' animale. Si ha così per un pe-riodo l 'affermarsi della teoria locale dei tumori.
Negli ultimi anni però l' accumularsi progressivo di conoscenze scientifiche sul cancro, ha messo in luce tutti quegli elementi anomali che contrastano con l' inter-pretazione della malattia neoplastica come malattia locale. Ecco alcuni di tali elementi, secondo Bailar & Smith,(1986):
insorgenza solo in alcuni dei soggetti a rischio;
variabilità interindividuale nella insorgenza e nella evoluzione dei tumori;
resistenza in alcuni individui alla progressione;
effetti sistemici di tumori locali;
occasionale remissione spontanea;
stato lungamente quiescente delle metastasi;
minore efficacia delle terapie locali rispetto alle terapie sistemiche.
E così, che la psicologia si é cominciata ad interessare di nuovo alla patologia neoplastica ed ha iniziato a sviluppare delle ricerche e degli studi, sempre più numerosi, costituendo uno dei maggiori campi di interesse della psicologia oncologica; quello della ricerca delle cause psicologiche nella eziopatogenesi del cancro. Il problema centrale, di ogni concezione di natura psicosomatica dell’eziologia del tumore, risiede nell’ opportunità di spiegare, il passaggio attraverso cui un disturbo, uno squilibrio psicologico, od emotivo, evolve verso una disfunzione organica, in questo caso il cancro. Possiamo comunque distinguere due modalità di affrontare il problema: un filone della ricerca si é occupato di indagare il rapporto tra psiche e cancro, considerandolo in maniera indiretta e valutando la mediazione e la responsabilità, di tutti quei fattori psicologici, che strutturando dei comportamenti particolari, possono fare aumentare l’esposizione a fattori di rischio ambientali, ( abuso di tabacco, di alcool , problemi legati alla dieta, etc.). Un altro filone di ricerca invece, si presenta molto più articolato: esso, in special modo a partire dagli anni 50-60, si e interessato particolarmente al rapporto più diretto che sembra esistere tra variabili psicologiche e eziopatogenesi delle neoplasie. Infatti, lo svilupparsi di una teoria psicosomatica delle malattie, nonché il netto progresso delle conoscenze scientifiche sull'immunologia e l’endocrinologia, hanno reso sempre più rilevante l' associazione tra presenza di tali variabili ed insorgenza di malattie neoplastiche. Anche in questo caso però, le conclusioni a cui sono giunti i vari ricercatori, ( con sperimentazione sugli animali o con l' analisi di dati retrospettivi e prospettici sull' uomo ), sono di frequente tra loro contrastanti ed hanno dato adito, di volta in volta, a differenti interpretazioni
L' attuale ricerca sulle correlazioni tra processi psichici e il cancro pro-cede su due filoni tra loro nettamente contrastanti per gli assunti di base:
1) La neoplasia viene considerata malattia del «corpo», esclusivamente organica, che insorge per cause fisiche e può essere influenzata, nella sua evoluzione, dai processi psichici con l'intermediazione di meccanismi ormonali e/o immunitari (Kissen, 1966; Kobasa, 1979; Biondi, 1987; Pancheri, 1980,1987.)
2) Il cancro viene considerato come un processo patologico che coinvolge globalmente l' individuo, (eliminando la dicotomia mente-corpo) e che scaturisce da una alterata relazione con il mondo interno/esterno, e in cui, la complessa interazione tra sistema nervoso centrale, sistema neurovegetativo, sistema endocrino e sistema immunitario non può essere compartimentata (Bahnson,1980,1981; Lazarus, 1981; Galimberti, 1983; Nuzzo e Chiari, 1987).
Il secondo modello può essere ulteriormente suddiviso; alcuni come Lazarus (1981), ritengono che la psiche abbia un ruolo fondamentale, attivando dei fattori «fisici» oncogenetici, altri come Bateson (1987), considerano la stessa trasformazione della cellula, da normale in neoplastica, un processo mentale.

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Psiconeurobiologia del cancro: stress, fattori psichici,
eziopatogenesi.


L. Merati*, B. Mantellini**
* Medico chirurgo, internista, psicosomatista, psicoterapeuta, ipnotista. Responsabile Centro Medicina Psicosomatica,
U. O. Ospedale S. Carlo Borromeo – Milano
** Medico chirurgo, psicosomatista, omeopata, psicoterapeuta. Centro Medicina Psicosomatica, U. O. Ospedale S.
Carlo Borromeo – Milano
Abstract: Quali rapporti tra sistema immunitario, psiche e cancro? Che relazione ci può essere tra le cellule Natural Killer e la capacità di filtrare le cellule patogene? Come correlare le caratteristiche della personalità con l’insorgenza di una neoplasia? Questo articolo permette di orientarsi nell’intricato mondo dell’eziologia del cancro.

Negli anni sessanta agli albori degli studi sugli aspetti psicosomatici dei tumori, uno psicanalista Claus Bahne Bahnson notò che i malati neoplastici, rispetto a controlli o malati di altre patologie somatiche utilizzavano con maggiore frequenza diversi meccanismi di difesa psicologici per difendersi da stati di conflitto, ansia e angoscia. Nei soggetti con cancro rilevò un maggiore uso di meccanismi psicologici del tipo rimozione e diniego, che tendono a escludere dal campo di coscienza l’ansia e l’angoscia, o comunque a sopprimere o reprimere reazioni comportamentali aperte. Egli notò come fossero in questo modo molto diversi da pazienti affetti da disturbi psichiatrici, che utilizzano meccanismi di difesa psicologica del tipo rimozione spostamento, che permettono lo scarico all’esterno della tensione e l’espressione delle reazioni emozionali. La risposta del tipo rimozione diniego favorirebbe sotto stress lo sviluppo di patologie somatiche, quella di tipo proiezione spostamento patologie di tipo psicologicopsichiatrico (nevrosi e psicosi). Maggiore è il grado di regressione, più grave è la patologia che si sviluppa. In questo senso il modello prevederebbe che le psicosi schizofreniche, viste come le malattie psichiche più gravi e disgreganti della personalità, siano una sorta di alternativa al cancro, vista come la malattia più grave e disgregante del corpo. La ricerca sulla personalità ha preso una strada diretta a valutare più concretamente l’effettiva presenza di un modello di personalità ritenuto specifico, definito personalità di tipo C. Personalità a rischio:
• tendenza alla compiacenza (rinuncia di sé) nei rapporti interpersonali, tentando di dare di sé un’immagine positiva ed accettabile;
• tendenza a non manifestare le proprie emozioni negative in particolare la rabbia, che non vengono espresse apertamente, ma “bloccate e represse” sul piano del comportamento;
• incapacità ad affrontare in maniera adeguata gli eventi stressanti, di fronte ai quali il soggetto reagisce in maniera scoordinata, sviluppando sentimenti di ineluttabilità, inermità, inutilità, perdita della speranza, fino alla rinuncia totale e alla depressione. Eventi stressanti Che l’incidenza di eventi stressanti favorisca lo sviluppo di malattie mentali e somatiche è un dato su cui si è indagato per decenni, trovando nella maggioranza dei casi conferma sperimentale:
• alcuni eventi occorsi nelle fasi precoci della vita (traumi affettivi, perdita dei genitori, 2 frustrazione nelle relazioni di attaccamento con le figure significative) avrebbero importanza nel modulare non solo lo sviluppo della personalità ma anche le modalità di reazione psicobiologica agli eventi stressanti nel corso dell’esistenza;
• gli avvenimenti della vita implicati come possibili cofattori nell’eziopatogenesi del cancro sono caratterizzati da elevata gravità e principalmente da eventi di perdita emozionale (ad es., morte di persone care, gravi perdite simboliche come ruolo, potere, stima, identità);
• la reazione individuale all’evento (soggettività dell’impatto) è l’elemento più importante nel definire le possibili conseguenze dell’evento stesso. Le reazioni caratterizzate da sensazione di subire passivamente, di non essere capaci di controllare l’evento (incontrollabilità, ineluttabilità dell’evento), da inermità e disperazione, potenziano gli effetti negativi di qualunque evento stressante (a causa dell’attivazione di vie psiconeuroendocrine con conseguenze sui processi difensivi biologici dell’organismo);
• il fattore tempo (l’età individuale) si pone come importante elemento di relazione tra stress e malattia: all’aumentare dell’età corrispondono una maggiore possibilità di eventi di perdita e una diminuzione delle capacità di difesa psicologica, con maggior rischio di reazioni di incontrollabilità e ineluttabilità;
• ammesso che lo stress possa agire come concausa, attraverso quali meccanismi biologici può rendersi possibile un’azione dello stress sull’organismo? Probabilmente attraverso l’interazione SNC-sistemaneuroendocrino-immunitario-neoplasia; La risposta individuale allo stress media in maniera evidente la patogenicità dell’evento stressante. La personalità individuale e i meccanismi di reazione e di difesa agli avvenimenti stressanti assumono un ruolo fondamentale. Psiconeuroimmunologia L’evidenza di interazioni molto strette tra sistema nervoso e sistema immunitario è una delle rivoluzioni scientifiche degli anni ’80: il sistema immunitario è sensibile a stimoli stressanti non solo fisici ma anche emozionali: produzione anticorpale, reazioni anafilattiche, risposte cellulomediate, produzione di interferone, attività delle cellule natural killer (NK), possono essere ridotte o soppresse in seguito all’esposizione a stress emozionale sia negli animali che nell’uomo. (Studi sull’immunodepressione da lutto: coniugi di soggetti deceduti per malattia terminale mostrano normale funzionalità dei linfociti T prima della morte del coniuge, valori significativamente ridotti nelle settimane successive e un ripristino della normalità a distanza di alcuni mesi dopo la morte). Psiconeuroimmunologia, stress e tumori Nel caso delle malattie infettive è ormai riconosciuto che condizioni di stress fisico ed emozionale possono indurre un’aumentata suscettibilità ad agenti patogeni, virali, batterici e fungini. Nel caso delle neoplasie esiste una buona evidenza derivata da studi sperimentali che l’esposizione a condizioni di stress è in grado di influenzare nell’organismo animale sia l’insorgenza che il decorso dei tumori, sia spontanei che indotti o trapiantati. Dopo un’attenta revisione della letteratura su stress e diffusione metastatica, Bammer ha concluso che lo stress produce una riduzione della resistenza dell’organismo animale al cancro, con approssimativamente il doppio delle metastasi negli animali stressati rispetto ai controlli, mentre Vogel e Bower ritengono che il fatto che lo stress possa modulare la formazione e la crescita dei tumori e la loro metastatizzazione, offra oggi un altro approccio alla comprensione della formazione e della crescita neoplastica indagando le modificazioni chimiche indotte dallo stress.
• Gli oppioidi endogeni (enkefaline) potenziano l’attività dei linfociti NK e inibiscono, agendo su recettori specifici, la crescita e la matastatizzazione di tumori sperimentali. L’oppio e i suoi derivati agiscono su recettori naturali, specifici, all’interno dell’organismo che è dotato di un sistema endogeno di modulazione del dolore e del piacere-euforia, 3 basato sugli oppioidi endogeni (endorfine ed enkefaline). L’esperienza emozionale di piacere e dolore sarebbe modulata a livello biologico dagli oppioidi endogeni. Si ritiene che stimoli emozionali possano influenzare la loro funzione adattando lo stato dell’organismo al mutare delle condizioni ambientali: ad esempio in condizioni di stress acuto, un’attivazione del sistema degli oppioidi endogeni con forte elevazione delle beta-endorfine, porta ad una transitoria riduzione della sensibilità a stimoli dolorosi, definita analgesia da stress. In questa cornice è interessante affiancare i dati di una serie di studi che hanno dimostrato come i peptidi oppioidi possano modulare la crescita tumorale: la metenkefalina riduce significativamente l’indice di divisione cellulare di cellule di neuroblastoma. È possibile che un aumento del benessere soggettivo, e perché no, favorire stati d’animo positivi, possa aiutare pazienti con cancro non solo a livello psicologico, ma in qualche misura anche a livello biologico?
• Un basso livello di alcuni neurotrasmettitori a livello cerebrale accelera la progressione tumorale la somministrazione di alfametil p-tirosina, potente depletore di dopamina e noradrenalina a livello cerebrale, in animali affetti da mastocitoma, produce con effetto dose dipendente un significativo aumento della massa tumorale. Noradrenalina e dopamina rivestono un ruolo fondamentale nella regolazione dell’umore. L’altro aspetto importante è che sostanze che invece potenziano noradrenalina e dopamina cerebrali, somministrate ad animali affetti da tumore, inibiscono la crescita tumorale.
• Nell’uomo lo stress emozionale deprime i linfociti natural killer. I linfociti NK sono ritenuti un importante strumento di difesa dell’organismo contro il cancro. Essi rappresentano una popolazione linfocitaria distinta da quella B e T: Si trovano nel sangue periferico di ogni individuo e sono dotati di attività citotossica spontanea contro cellule bersaglio, senza aver bisogno di incontri precedenti con l’estraneo senza bisogno cioè di previa sensibilizzazione. Questa attività si svolge principalmente attraverso la lisi delle cellule bersaglio che sono un mezzo fondamentale dell’immunosorveglianza. È suggestivo rilevare come vari studi nell’animale e nell’uomo abbiano riscontrato una depressione dell’attività delle cellule NK in varie condizioni di stress emozionale. In particolare una ridotta attività NK è stata osservata in soggetti in stato di lutto per la morte di una persona cara.
• Nell’uomo, soggetti ad alto stress ed angoscia hanno una ridotta capacità di riparazione del DNA linfocitario. Com’è noto molti agenti cancerogeni agiscono inducendo un danneggiamento del DNA e producendo pertanto cellule mutate. Un esempio classico è il danno prodotto da irradiazione con raggi X: La capacità di “riparare” il DNA danneggiato è ritenuta fondamentale e la sua riduzione è un fattore importante nella patogenesi dei tumori. La curva della capacità di riparazione linfocitaria nelle 5 ore successive all’irradiazione è più bassa nei soggetti con alti punteggi di stress-angoscia rispetto ai soggetti con bassi punteggi. Se i linfociti hanno una minore capacità di riparare quelle sequenze di DNA che non solo codificano particolari geni, ma possono anche regolare la loro espressione, è possibile che questi individui altamente stressati siano più suscettibili ad un aumento di malattie infettive e cancro. Quando la reazione di stress diventa potenzialmente dannosa? Quando l’organismo è impossibilitato a reagire a stressor troppo intensi, ripetuti o prolungati. L’impossibilità a fronteggiare o neutralizzare la minaccia, porta a una persistente attivazione dei sistemi neurovegetativo e neuroendocrino con iperincrezione di ACTH e cortisolo, catecolamine e altri ormoni dello stress, con un ruolo patogenetico sia per malattie somatiche che psichiatriche. Stress intenso, protratto, subito, con ridotta possibilità di reagire questo è il quadro che sembra spesso ritrovarsi in soggetti che hanno subito eventi di perdita e presentano vissuti di disperazione, mancanza di speranza, 4 impossibilità o incapacità a reagire. La perdita può riguardare non solo la perdita oggettiva di una persona cara per morte o separazione, ma anche la perdita improvvisa del proprio ruolo, identità o potere nella rete delle relazioni sociali, come nel pensionamento, nei fallimenti, in certi procedimenti giudiziari che spesso si accompagnano a stravolgimento della propria immagine e status. Se ciò viene subito nell’impotenza, nel senso di ingiustizia patita e non ci sono vie di fuga reali o mentali, le conseguenze possono essere disperate. I tumori sono concepiti oggi come una malattia genetica a livello della cellula: Stimoli vari, neurotrasmettitori, neuropeptidi e specifici agenti stressanti possono influenzare eventi all’interno del nucleo della cellula e attivare protoncogeni sia nell’animale che nell’uomo, vale a dire stimoli provenienti dall’ambiente, in determinati casi dotati di impatto emozionale, producono modificazioni non solo a livello ematico(adrenalina e cortisolo) ma anche a livello del nucleo della cellula. FATTORI PSICHICI E SOPRAVVIVENZA Valutazione del ruolo dei fattori emozionali sul decorso della malattia. È nell’esperienza di ogni medico il paziente che “non reagisce e si lascia morire”. L’altro lato dello stesso problema è rappresentato dalle miracolose regressioni descritte in letteratura di tumori inoperabili o in fase avanzata per cui la scienza aveva formulato prognosi infausta. Lo stile di reazione alla malattia La valutazione della sopravvivenza nel tempo ha dimostrato che l’adozione di meccanismi di tipo spirito combattivo e negazioneevitamento si associa a una migliore prognosi rispetto ad altri modelli di reazione (fatalismo, disperazione, preoccupazione ansiosa). Supporto sociale La mortalità per cancro si associa a condizioni di basso supporto sociale quale il vivere soli, la mancanza di una famiglia o di un coniuge, l’isolamento sociale. Ugualmente la vedovanza, la mancanza di sostegno da parte di una figura di riferimento vicina sul piano emozionale e, di nuovo, l’isolamento sociale, si associano a bassa sopravvivenza. In questa situazione la presenza di sintomi di sofferenza psichica, l’utilizzo di meccanismi di difesa e di reazione basati sull’inermità, la disperazione e il fatalismo, l’incapacità a esprimere le emozioni(ad es., anche a chiedere aiuto) si inseriscono in un più ampio quadro di grave disagio in cui le possibilità di sopravvivenza sono ridotte al minimo. Mediatori psicobiologici
• Correlazione tra attività citotossica dei linfociti NK e parametri psicosociali: basso stato di depressione, di astenia psichica, alto grado di stress soggettivo, alto livello di supporto emozionale ricevuto dalle figure di riferimento e dal proprio medico (carcinoma della mammella);
• nel melanoma maligno le capacità di difesa del proprio organismo (alto numero di linfociti e macrofagi atti a ridurre l’invasione dei tessuti da parte delle cellule cancerose, basso indice mitotico di queste stesse cellule) si associano a capacità di esprimere i propri sentimenti. Prognosi favorevole
• Sistema di relazioni interpersonali, in un ambiente in cui è possibile manifestare i propri bisogni e chiedere aiuto: in questo senso si pone la psicoterapia;
• reazione combattiva alla malattia, che favorisce modalità comportamentali orientate verso la salute (compliance verso le terapie);
• psicoterapia > modificazione stato emozionale del paziente > meccanismi psiconeuroendocrino e psicoimmunologico (normalizzazione);
• tab. pag. 469 Biondi, Costantini. 5 MEDICINA INTEGRATA IN ONCOLOGIA L’interesse sempre maggiore dei pazienti verso le medicine complementari (noi preferiamo definirle medicine integrate) nella cura delle malattie sia acute che croniche, infiammatorie o degenerative, si va manifestando anche nella terapia di malattie gravi come quelle neoplastiche. Quando il medico comunica al paziente che è affetto da un cancro immediatamente si evocano fantasmi di inguaribilità e di morte; la nostra società non ammette l’inefficienza e la malattia, sempre tesa come è al successo e al benessere a ogni costo. Per questo motivo la medicina è diventata sempre più tecnologica e parcellizzata, ogni patologia viene trattata secondo protocolli standardizzati e la terapia del cancro ne è l’emblema. Tutto ciò va benissimo quando le malattie sono descritte nei testi scientifici ma quando ci si trova di fronte al paziente, all’essere umano sofferente, spaventato, deluso, disorientato, la scienza medica si ferma, non avendo gli strumenti per affrontare la “persona”, impegnata com’è a conseguire il risultato, a sconfiggere a tutti i costi la malattia. Per questo motivo la medicina dei giorni nostri non riesce a cogliere l’individuo nella sua interezza, lo considera solo come corpo, e non come l’insieme sì della componente somatica, ma anche psichica, emozionale, energetica della persona. È necessario perciò superare la dicotomia medicina scientifica – tecnologica, che divide il paziente in parti e le cura – medicina alternativa che utilizza informazioni provenienti dalla tradizione e si occupa dell’individuo nella sua interezza; solo in questo modo si migliorerà realmente la qualità di vita del paziente curato nell’infinitamente piccolo e nella sua totalità. Allora forse la medicina alternativa non esiste, ma esiste una sola medicina in grado di prendersi cura di quel singolo paziente, in quel particolare momento della sua vita, con quella patologia; medicina scientifica e alternativa si fondono nella medicina integrata. In questo modo la medicina integrata può essere utilizzata nei pazienti oncologici al fine di:
• ridurre gli effetti collaterali della chemioterapia come nausea, vomito, dolori addominali, cefalea, diarrea, mucositi;
• contrastare la stanchezza;
• affrontare l’ansia e la depressione dovute alla malattia e alle cure stesse;
• stimolare le difese immunitarie;
• ridurre e superare lo stress della malattia e delle terapie; Parliamo di medicina integrata, perché che sono terapie associabili ad altri interventi ritenuti fondamentali, come chemioterapia, radioterapia, o la terapia chirurgica. Ha senso utilizzarla in ambito oncologico, dove ad esempio la fitoterapia, l’omeopatia o la riflessoterapia possono razionalmente affiancare chemioterapia, radioterapia, ecc. L’importanza di questi trattamenti sta’ nel fatto che non sono invasivi, permettono l’instaurarsi di una stretta relazione terapeuta paziente e non interferiscono in alcun modo con la terapia principale, anzi in molti casi, migliorando la qualità di vita del paziente, ne migliorano la risposta alla terapia.

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La forma è anche sostanza. Chi veicola un messaggio non può essere estraneo al suo contenuto. Tropico - Chi è musone e triste non riesce a tener lontano la malattia. Tonegawa - Le testimonianze vere di gente normale valgono più di tante elucubrazioni teoriche. Francesca F.C.



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#10
Il processo di Auto-guarigione è innato
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Tutti gli esseri viventi sono intrinsecamente attrezzati da Madre Natura per vivere una vita autosufficiente e in buona salute. La cattiva salute è uno stato innaturale. A meno che un essere vivente sia privo di qualche organo essenziale o che abbia subito lesioni irreversibili, esso è sempre pronto per essere liberato da ogni tipo di malattia. Il processo di Auto- guarigione di un organismo è un automatismo presente in ogni sistema vivente, proprio come il processo di respirazione, digestione, secrezione o di riproduzione. La salute è uno stato normale La salute è uno stato normale e naturale della vita, perché è armonia ed equilibrio. È omeostasi. Che cosa è che rende l’uomo diverso dalle altre creature viventi in materia di salute? La risposta è soprattutto nell’atteggiamento emotivo, e nell’incapacità dell’uomo di utilizzare completamente tutte le potenzialità del cervello umano per vivere una vita più sana e più felice! due gruppi di persone Nel mondo vi sono principalmente due gruppi di persone: quelli che credono che la loro vita è controllata completamente da influenze esterne e quindi fuori dal loro controllo e quelli che credono che tutto ciò che le accade è principalmente auto generato da se stessi e perciò in qualche maniera controllabile. Tipi “Interni” e tipi “Esterni” I secondi, chiamiamoli “Interni”, tendono ad essere persone più sicure di sé, più ricche d’inventiva, meglio educate, più adattabili alle varianti della realtà e più facilmente in grado di evitare o abbandonare le dipendenze esterne. Gli “Esterni” sentono che i loro destini sono nelle mani di altri, del loro ambiente o semplicemente credono che tutto è una questione di fortuna o di sfortuna. Essi tendono ad essere individui sospettosi, rassegnati, meno creativi e meno orientati a conquistarsi una posizione di leadership nella società. Gli esterni sono anche molto più numerosi degli interni in percentuale della popolazione generale. Forse, è per assecondare questi bisogni delle persone esterne che c’è un notevole proliferare di guru e di moderni stregoni. Del resto se ci sono tante pecore da tosare, giocoforza debbono sorgere anche i tosatori. l’effetto placebo I medici hanno comprovato la realtà dell’effetto placebo nei i loro esperimenti di controllo dei nuovi farmaci, cioè come i pazienti reagiscono altrettanto fortemente alle pillole di zucchero come fossero pastiglie reali. La domanda sorge spontanea: ma perchè non viene utilizzato a fini terapeutici l’effetto favorevole che ha la mente sul corpo attraverso il potere di una credenza ? effetto nocebo L’effetto nocebo è invece un termine che definisce l’effetto negativo che può derivare sul corpo a causa del potere di una credenza distruttiva. L’effetto nocebo si ha quando si dà un normale farmaco “efficace” ad un paziente, ma non si ottiene la risposta sperata, perché il medico ha convinto il paziente che il farmaco sicuramente non avrebbe funzionato, o che questo farmaco non era abbastanza potente, o che, secondo lui, era solo acqua colorata. Tutto ciò che può servire come un nocebo, proprio come qualsiasi cosa, può servire anche come un placebo: il nome del farmaco, la sua provenienza, la sua fama, i modi del medico nel presentarlo, la pubblicità sui mezzi di comunicazione, un’etichetta convincente, ecc. Per esempio illuminante: se ci viene detto di avere una grave malattia cardiaca, e ci si crede, si potrebbe facilmente ricreare tutti i sintomi o addirittura morire di essa, anche se poi si è constatato che i risultati dei test di laboratorio sono stati erroneamente scambiati con quelli di un altro paziente. Questo è il terribile potere del pensiero sul nostro corpo, sta a noi comprenderlo ed utilizzarlo per il nostro benessere. sintomi psicosomatici e Ippocrate Supponiamo per un momento che l’unica ragione per cui qualcuno ha o non ha un effetto “curativo” tramite un metodo terapeutico è a causa della sua credenza in merito a questa terapia! Purtroppo, questa, che è più che una supposizione, viene semplicemente scartata a priori dalla classe medica ufficiale. Eppure gli studenti della facoltà di medicina imparano molto presto che il 70% o più di tutti i loro futuri pazienti lamenteranno in primo luogo sintomi psicosomatici, ma poi quando diventano medici sottovalutano o trascurano volutamente l’importanza della mente nella guarigione del corpo, tuffandosi a capofitto sulla farmacologia e sul loro prezioso ricettario. C’è sempre una medicina per ogni malattia, sempre e comunque. Che brutto modo di fare il medico! Eppure Ippocrate, il padre riconosciuto della medicina, lo aveva già detto: “E’ più importante sapere che tipo di persona ha una malattia che conoscere che tipo di malattia una persona ha.” Mesmer e gli ipnotizzatori Ormai è passato molto tempo da quando Mesmer e gli ipnotizzatori hanno dimostrato il potere della mente per controllare il dolore del corpo. Purtroppo, la maggior parte delle persone continuano a credere che le loro vite sono controllate da influenze esterne, e ciò fa sì che si affidino ciecamente ad una fonte esterna, sottoforma di trattamento o di cura per qualsiasi malattia. Auto-guarigione e guarigione per fede hanno quindi qualcosa in comune. Gli Interni credono che la loro guarigione è largamente auto- generata, mentre per gli esterni è più facile credere in qualcosa o in qualcuno al di fuori di se stessi come la causa principale per il processo di guarigione. Quello che è certo, è che entrambi stanno attingendo dallo stesso pozzo interno della salute, ma da prospettive diverse. la Christian Science di Mary Baker I Professionisti della Christian Science di Mary Baker rifiutano ogni forma di cura medica e gli interventi chirurgici anche su malattie gravi, persino il cancro, a causa della loro struttura di credenze riguardo la supremazia della Mente sulla Materia, tramite la connessione al Divino. Perché credono questo? Come si possono ridurre o eliminare i disturbi attraverso la connessione alla Sorgente Interiore della Vita? Prima di tutto, si dovrebbe avere la netta consapevolezza o conoscenza che ogni particella e atomo nell’universo è collegata in qualche modo a ogni altra particella. Con il semplice potere di visualizzazione del pensiero, è possibile riorganizzare gli atomi nel nostro corpo per riprodurre una condizione ottimale di salute. È possibile integrare e modificare consapevolmente la nostra struttura cellulare attraverso il potere dei nostri pensieri. È possibile visualizzare la malattia in regressione, finché il sistema escretore se la porta via. Questo processo di immaginazione poi si trasforma in realtà. Psiconeuroimmunologia (PNI) Nel 1975, il dottor Robert Ader dell’Università di Rochester, ha coniato il termine psiconeuroimmunologia (PNI) per descrivere l’azione di come la mente influenza il corpo. La PNI si addentra nel regno dei percorsi neurologici che collegano il sistema immunitario e il cervello. Quando c’è disarmonia nell’interscambio tra mente e corpo, si manifesta la malattia fisica e mentale, anche se inizialmente solo a livello psicosomatico. Perché le persone variano così tanto tra di loro nel modo in cui rispondono alla malattia? La ricerca ha dimostrato che ci sono differenze di corredo genetico, nutrizionali e di mente. Anche se l’ingegneria genetica sta facendo qualche progresso medico e rimane campo dei ricercatori addetti, i cambiamenti nutrizionali e comportamentali possono essere invece affrontati in proprio da chiunque si dia la briga di informarsi in proposito. Modificando l’alimentazione e l’atteggiamento personale, alcune persone colpite da cancro o AIDS, hanno effettivamente visto regredire o perfino scomparire tale malattia dal loro organismo. scegliere di esprimere soltanto emozioni e pensieri positivi Queste persone scelgono di esprimere le proprie emozioni e pensieri solo in positivo. Decidono di essere onesti con se stessi e con gli altri, e di fare solo ciò che sentono li renderà felici. Facendo ciò che ti rende felice, non interiorizzi le emozioni distruttive che possono aiutare a sviluppare malattie fisiche e disturbi mentali. Esprimere se stessi positivamente diventa una liberazione. Paure, blocchi e dubbi vengono sostituiti con il coraggio di vivere e rispondere alle avventure e alle sfide di ogni nuovo giorno. Mettendo in pratica le cose che potenziano il Sistema Immunitario, la meditazione, l’immaginazione guidata, auto-ipnosi, le affermazioni positive, il rilassamento, la respirazione profonda e la comprensione per esprimersi meglio, si può davvero ottenere un’ottima salute. In verità, esprimere i propri sentimenti in maniera positiva e amare se stessi può già stimolare il Sistema Immunitario naturalmente e rapidamente. Un più forte Sistema Immunitario può a sua volta sconfiggere gli invasori patogeni del corpo e anche darvi una migliore risposta alle sfide dell’età. Dal momento che l’atteggiamento emotivo ha un rapporto diretto con il vostro Sistema Immunitario, una persona che esprime felicità, risate, amore, simpatia e disponibilità, è molto meno probabile che contragga una malattia rispetto ad una persona che manifesta collera, paura, dubbi e rancore, oppure è odioso, depresso o preoccupato. Perché? Perché un atteggiamento emozionale positivo è più in armonia con la buona salute, mentre un atteggiamento negativo è una porta spalancata alla cattiva salute. E ‘anche interessante notare come questo concetto è semplicemente questione di buon senso per una persona internamente guidata, ma è ritenuto assolutamente assolutamente ridicolo per uno esterno. Che cosa danneggia il Sistema Immunitario? Che cosa favorisce il Sistema Immunitario? Se si potesse misurare con uno strumento, il Sistema Immunitario mostrerebbe variazioni da un giorno all’altro, da un momento all’altro, a seconda dei pasti e anche tra un pensiero e un altro. La resistenza alla malattia, è assodato, varia anche in relazione alla forza del vostro Sistema Immunitario. Pensieri positivi, alimenti naturali, immaginazione guidata, affermazioni positive, erbe, esercizio fisico, sole, etc. tutte queste cose influenzano in modo benefico il vostro Sistema Immunitario . In uno studio su donne con cancro al seno, è stato rilevato che quelle che vedevano se stesse come ricevere forze dall’interno o avere un supporto da una attitudine mentale positiva, hanno avuto una maggiore reazione del Sistema Immunitario alla malattia e sono vissute due volte più lungo di quelle che avevano come unico sostegno la cura farmacologica. La PNI è la nuova scienza che potrebbe benissimo rivoluzionare le cure mediche. Una persona felice, fiduciosa, amorevole, con una struttura positiva della mente, che fa leva sulle potenzialità del proprio cervello, vive certamente più sana e felice di una persona sempre arrabbiata, impaurita, depressa, perennemente immersa in uno stato d’animo negativo. Anche se la funzione del cervello sta appena iniziando a essere meglio compresa, la ricerca ha dimostrato che le aree cerebrali superiori del cervello sono le più coinvolte con gli stati d’animo positivi che con gli stati d’animo negativi. Robert Ornstein e David Sobel propongono nel loro libro, The Brain Healing, che il ruolo principale del cervello è ” mantenere la salute nella mente e nel corpo”. C’è un legame tra il potenziale inutilizzato del cervello, uno stile di vita negativo e la cattiva salute! Facendo leva sulle potenzialità del cervello più in modo olistico si permetterebbe alle persone di condurre una vita più sana e felice! PET, TAC e risonanza magnetica hanno rivelato una minore attività metabolica del cervello in individui gravemente depressi o malati mentali. Cancro al cervello, morbo di Alzheimer, morbo di Parkinson e demenza senile sono malattie del cervello in aumento sproporzionato rispetto all’aumento della popolazione degli Stati Uniti. E’ possibile che il mancato utilizzo del cervello contribuisca allo sviluppo di tali malattie? Come per rivitalizzare la vostra condizione generale di salute Ecco un semplice esercizio per rivitalizzare la vostra condizione generale di salute. Assumere una posizione comoda e rilassata e prendere alcuni respiri profondi e addominali. Chiudete gli occhi e rilassate tutte le parti del corpo progressivamente dalla punta dei piedi fino alla testa. Cominciate a respirare lentamente attraverso il naso e dire a voi stessi: “Io sto respirando vitalità, salute, energia positiva” . Visualizzate una corrente positiva brillante, di colore giallo dorato, energia che fluisce attraverso di voi, con una sensazione di formicolio, e irradia da tutti i pori nel vostro corpo. Sentitevi come riempiti d’amore e di apprezzamento per voi stessi, di gioia e compassione, di perdono e soddisfazione. Ora lentamente espirate attraverso la bocca e dite a voi stessi: “Io sto espirando tossine devitalizzate ed energia negativa”. Visualizzate adesso una corrente negativa, un’energia azzurra, che viene espulsa dal corpo. Sentite che state lasciando andare via ogni paura, rabbia, senso di colpa, depressione, preoccupazione, solitudine ed emozioni dannose. Visualizzate voi stessi come un completo corpo-mente sano e gioioso. Notate la nuova chiarezza mentale, e assaporate l’esperienza della libertà, della gioia e della fiducia nei vostri mezzi. Eseguite questa tecnica energizzante almeno 10 minuti all’inizio di ogni giorno oppure ogni volta che ne sentite il bisogno. Ne trarrete ogni volta immediati benefici.
La forma è anche sostanza. Chi veicola un messaggio non può essere estraneo al suo contenuto. Tropico - Chi è musone e triste non riesce a tener lontano la malattia. Tonegawa - Le testimonianze vere di gente normale valgono più di tante elucubrazioni teoriche. Francesca F.C.



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#11
Mi sono permesso di riformattarlo, sennò veniva lungo una quaresima :)
Alessio Di Girolami
La medicina ha fatto così tanti progressi che ormai più nessuno è sano - Aldous Huxley
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#12
Fonte: "Per favore registrati qui per vedere il link :-) "

P.s. Grazie Alessio! Con lo smartphone è un casino postare:D

Sebastiano Tringali, autore dell'ultimo articolo che ho postato, è affine al mio attuale pensiero e logica.
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#13
Comunque riguardo alla suggestione potresti approfondire la PNL e l'Autoipnosi.
I miracoli a volte è vero, sono frutto della suggestione, molti terapeuti riescono tramite ipnosi del paziente a farlo tornare a camminare, perchè il blocco a volte è solo psicologico.
In questi casi una forte suggestione del vario santo di turno può fare la stessa cosa.
Come dici tu non si è mai assistito al miracolo della ricrescita di un arto mozzato e questo fa riflettere sulle santità, i miracoli etc.
Lessi di vari esempi in questo libro "Per favore registrati qui per vedere il link :-) "
Alessio Di Girolami
La medicina ha fatto così tanti progressi che ormai più nessuno è sano - Aldous Huxley
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#14
È tutto molto, molto affascinante!
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#15
Citazione:Stress May Cause Illness By Changing Genes

Citazione:A new study suggests that acute psychological stress, which is known to increase the risk of physical and mental illness, may do so by altering the control of genes.

Citazione:Previous studies have shown that psychological trauma in early life and highly stressful events are associated with long-term methylation changes to DNA.

C'è il divieto di riproduzione; quindi per leggere l'articolo completo: "Per favore registrati qui per vedere il link :-) "
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