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    Gynostemma pentaphyllum
    Autore Messaggio
    Tropico Offline
    Condottiero
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    Messaggio: #1
    Gynostemma pentaphyllum
    [Immagine: Gynostemma.jpg]

    Costituenti ed attività biologica di Gynostemma pentaphyllum,
    una pianta con alcune azioni simili al Gingseng.
    Ivano Morelli - Direttore Scuola di Specializzazione in "Scienza e Tecnica delle Piante Officinali" Università di Pisa

    Gynostemma pentaphyllum Makino (Cucurbitaceae) è una pianta medicinale cinese che attualmente viene promossa e venduta anche in Europa come un té vegetale "utile per il benessere e la bellezza". La pianta è una liana perenne che cresce allo stato selvaggio nella Cina meridionale, in Giappone, India e Corea; in Cina viene impiegata nella medicina tradizionale contro la bronchite, in molte altre patologie e come tonico generale. In Italia viene coltivata dalla Ambrogio Vivai di Leno (Brescia) con il marchio "GYN-PENT", registrato in tutta Europa, Svizzera compresa e negli Stati Uniti d'America. La pianta è stata sottoposta a numerose indagini di tipo fitochimico e/o farmacologico e clinico. Le ricerche del primo tipo hanno portato alla identificazione di flavonoidi (Fang Z.P. e Zeng X.Y., 1989) e di composti steroidici derivati del colestano (Akihisa T. et al., 1988) e dell'ergostano (Akihisa T. et al., 1987, 1989 e 1990). Come pricipi attivi sono state però identificate circa 90 saponine triterpeniche, di cui le ultime sono state scoperte solo alcuni anni or sono (Hu L.H. et al., 1996 e 1997). Questi composti sono denominati gypenosidi, hanno l'aglicone con lo scheletro del dammarano e sono strettamente collegati, da un punto di vista strutturale, alle saponine presenti nel Panax ginseng, note come ginsenosidi, responsabili anch'esse dell'attività adattogena e delle molte altre azioni del Ginseng. In particolare i gypenosidi III, IV, VIII e XII ed i malonil gypenosidi di III e VIII sono identici ai ginsenosidi Rb1, Rb3, Rd, F2 e ai malonil ginsenosidi di Rb1 e Rd (Takemoto T. et al., 1983; Kuwahara M. et al., 1989). Inoltre il gypenoside XVII è stato anche isolato da Panax quinquefolium, P. notoginseng e P. japonicus, piante appartenenti tutte alla famiglia della Araliaceae, non strettamente correlata a quella delle Cucurbitaceae, alla quale appartiene G. pentaphyllum (Morita et al., 1985). Per trattamento con basi, prima dai ginsenosidi (Cui J.F. et al. 1994) e successivamente dai gypenosidi (Cui J.F. et. al., 1998), sono stati ottenuti i rispettivi agliconi (sapogenine, parte non zuccherina), che sono state analizzate per via gas cromatografica per ottenere "fingerprints". E' stato così visto che i gypenosidi risultano costituiti dai seguenti agliconi con lo scheletro del dammarano: 20(S)-dammar- 24-ene-3ß, 19, 20-triolo, 20(S)-drammar-24-ene-3ß,12ß,19,20,-tetraolo, 20(S)- protopanaxadiolo e 20(S)-dammar-24-ene-2,3ß,12ß,20-tetraolo (formule 1-4). Le sapogenine ottenute dai Gingseng hanno invece una composizione differente ed in particolare hanno in comune solo il 20(S)-protopanaxadiolo (3), mentre hanno come composto caratterizzante il 20(S)-protopanaxatriolo (5), che risulta completamente assente nella pianta in esame. Queste differenze hanno permesso agli stessi ricercatori (Cui J.F. et al., 1999) di mettere a punto un metodo di indagine gas cromatografica abbinata alla spettrometria di massa, utile per caratterizzare e differenziare gli estratti di G. pentaphyllum da quelli delle tre specie medicinali del genere Panax.
    Gli studi farmacologici condotti sugli estratti grezzi di G. pentaphyllum e/o sulle saponine e sugli altri costituenti da essi isolati hanno in effetti evidenziato numerose ed interessanti attività, sia in prove in vitro, che su modelli animali e in alcuni casi anche sull'uomo, come documentato da una numerosa letteratura scientifica prodotta soprattutto in questi ultimi anni da istituti di ricerca cinesi e giapponesi e da alcune europei. Tra le pricipali azioni riscontrate, possiamo citare quelle: antitumorale (Wang C. et al., 1995, Han M.Q. et al., 1995, Liao D.F. et al., 1995), ipocolesterolemizzante ed ipolipidemica (Cour B. et al., 1995), immunoprotettiva (Hou J. et al., 1991; Liu J. et al., 1994) attribuibile anche ai polisaccaridi della pianta (Qian X. et al., 1999), antiulcera (Lewis D.A. e Hanson P.G., 1991, Zhang L. et al., 1994), antiossidante (Li L. et al., 1993; Xiao G.L. et al., 1994), antiinfammatoria ed epatoprotettiva (Lin J.M. et al., 1993), antitrombotica (Tan H. et al., 1993), anti PAF (Takagi J. et al., 1985) e molte ancora (Chen W.C. et al., 1996; Zhou S.R. e Qiu Z.R., 1990). E' stato inoltre suggerito che i gypenosidi possano esser utili per la prevenzione e per il trattamento dell'aterosclerosi (Dai M. et al., 1998) e per il ritardo del processo di invecchiamento, a causa anche delle interessanti proprietà antiossidanti sopra indicate (Li L. e Lau B.H., 1993) e le stesse saponine sembrano altresì essere responsabili dell'azione antiiperlipidemica, secondo quanto indicato da un recente brevetto cinese (Liu Z. et al., 1996). Altre indagini, infine, hanno evidenziato un effetto protettivo dell'estratto di G. pentaphyllum sull'ippocampo (Wang Q.G. et al., 1997) e le seguenti azioni sul cuore: effetto intropo negativo, attribuito alla frazione flavonoidica, che risulta influenzare la concentrazione degli ioni calcio (Li L., 1998); azione sui potenziali di azione degli ioni calcio, sodio e potassio esercitata delle saponine (Zhao Y. et al., 1998). I numerosi studi sopra indicati evidenziando le notevoli potenzialità dell'uso di té o estratti di G. pentaphyllum e rendono questa pianta estremamente interessante per un suo utilizzo anche in sostituzione dei Gingseng essendo tra l'altro, almeno nei paesi di origine, più facilmente disponibile e più e buon mercato, rispetto alle costose radici di questi ultimi. Pisa 4 Febbraio 1999 A seguito della sua richiesta, Le fornisco i seguenti dati riguardo alla tossicità di Gin Pent e/o dei suoi componenti. Nella letteratura scientifica recensita dal Chemcal Abstract, dal Biological Abstract, da Current Contents, da Excerpta Medica (EMBASE) e da MEDLINE, non esiste nessun lavoro che descriva gli effetti tossici, mutageni e teratogeni sugli animali e sull'uomo della pianta o dei suoi principi attivi. Il Gin-Pent ed i suoi componenti, pur non essendo riportati nella pubblicazione della American Herbal Products Association's "Botanical Saefty Handbook", M. McGuffin, C. Hobbs, R. Upton e A. Goulberb editori, CRC Press, Boca Raton (USA), 1997, non sono però neppure citati nei tre volumi "Adverse Effects of Herbal Drugs", P.A.G.M. De Smet, K. Keller, R. Hansel e R.F. Chandler editori, Springer-Verlag, Berlin, 1992, 1993 e 1997. Gli effetti avversi e la tossicità non sono inoltre riportati in alcune banche dati importanti come: 1) Agricultural Research Service - Dr. Duke's Phytochemical and Ethnobotanica Databases, dove sono riportate anche elenchi di "Poisonous plants" ("Per favore registrati qui per vedere il link :-) " 2) TOXNET della National Library of Medicine (USA) ("Per favore registrati qui per vedere il link :-) " che dà accesso a numerose altre banche dati sulla tossicità; 3) Internet Grateful MED(IGM); esso dà accesso a sedici archivi facenti anch'essi parte del sistema MEDLARS della National Library of Medicine, tra cui: CHEMID, ma soprattutto TOXLINE, che contiene oltre due milioni e mezzo di record relativi alla tossicologia, alla farmacologia ed altri aspetti biologici. 4) Internet Directory of Botany, un indice di risorse selezionate da un pool di esperti statunitensi, canadesi, inglesi e finlandesi. La home page si trova presso il Botanical Museum della Helsinki University ("Per favore registrati qui per vedere il link :-) "./kmus/botmenu.html). L'indice fornisce il collegamento a numerosissime risorse ed in particolare possiamo avere informazioni, al link "Economic Botany - Ethnobotany" target="_blank" rel="nofollow">qui per vedere il link :-) " Da quanto sopra riportato si può ragionevolmente affermare che il Gin-Penet, tenuto anche conto del suo largo impiego da molto tempo, presso le popolazioni orientali, sia una pianta sicura e priva di effetti indesiderati.

    Alessio Di Girolami
    La medicina ha fatto così tanti progressi che ormai più nessuno è sano - Aldous Huxley
    15-04-2013 04:51 PM
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