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[Longevità]
#1
In Sardegna il segreto della longevità?
Potrebbe sembrare un paradosso, eppure il segreto della particolare longevità degli abitanti della Sardegna è probabilmente dovuto ad una malattia potenzialmente molto pericolosa. Un team di ricercatori dell'Università di Sassari ha recentemente scoperto che molti sardi ultracentenari hanno qualcosa in comune: la mancanza di un enzima, denominato G6PD (glucosio6fosfato deidrogenasi), il cui scopo principale è quello di favorire il metabolismo del glucosio. Chi è carente di questo enzima può contrarre una malattia denominata anemia emolitica acuta, che si manifesta mangiando le fave o inalando il loro polline. Il fenomeno, conosciuto appunto con il termine di favismo, colpisce oltre cento milioni di persone in tutto il mondo. In Sardegna, però, la malattia ha assunto connotati… benefici. Nei centenari sardi, l'incidenza della mancanza di G6PD è due volte superiore rispetto ai gruppi di controllo. La scoperta è ritenuta dagli scienziati molto importante, perché è la prima differenza significativa mai rilevata tra coloro che riescono a raggiungere il secolo di vita e il resto della popolazione. L'ipotesi degli scienziati è a questo punto chiara: potrebbe esistere un gene della longevità, al momento ancora sconosciuto, che interagisce con il favismo. In Sardegna 135 persone per milione vivono fino a superare il loro centesimo compleanno, mentre la media dell'occidente è di 75 persone per milione. I centenari sono presenti in tutta l'isola, anche se vi è una particolare concentrazione nelle montagne dell'interno nella provincia di Nuoro, dove si raggiunge la strabiliante media di 240 centenari per milione! Tra i suoi molti matusalemme, la Sardegna ha detenuto, fino all'anno scorso, il primato di ospitare l'uomo più vecchio del mondo, Antonio Todde, morto tre settimane prima di compiere 113 anni! Il più vecchio dell'isola (e terzo nel mondo), al momento è Giovanni Frau, che compirà 112 anni a dicembre. Situato nel cromosoma X, il gene del G6PD è stato oggetto di studi molto approfonditi. Il locus dell'enzima sembra davvero giocare un ruolo chiave nel permettere alle cellule di combattere lo stress ossidativo, fattore importante nel rallentare il processo di invecchiamento delle stesse. Nei centenari sardi, l'enzima mal funzionante potrebbe interagire anche con qualche aspetto peculiare dell'isola, e a tale scopo gli studiosi stanno analizzando altri fattori, come l'ambiente, lo stile di vita, e la dieta, compreso il vino. Che sia un buon bicchiere di vino rosso della Sardegna il vero segreto della longevità?
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Alessio Di Girolami
La medicina ha fatto così tanti progressi che ormai più nessuno è sano - Aldous Huxley
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#2
E' il caso di dirlo: che sfiga. non ho il favismo! :P Fortunati :-/, invece, mia moglie, mio babbo, mio cognato, mio suocero e la nonna materna di mia moglie invece sono "fabici".....
La forma è anche sostanza. Chi veicola un messaggio non può essere estraneo al suo contenuto. Tropico - Chi è musone e triste non riesce a tener lontano la malattia. Tonegawa - Le testimonianze vere di gente normale valgono più di tante elucubrazioni teoriche. Francesca F.C.



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#3
La Fonte della Giovinezza
Recentemente la dott.ssa Cynthia Kenyon della University of California di San Francisco, ha condotto uno studio su elementi genetici che influiscono sulla longevità.
Il numero di marzo/aprile ’11 del Well Being Journal riporta che la Kenyon e i colleghi hanno analizzato l’ascaride C elengance e hanno scoperto 2 geni che controllano la longevità e la giovinezza.
Il primo è stato chiamato “il 16enne” perché faceva comportare i vermi anziani come degli adolescenti. Normalmente i vermi muoiono dopo 20 giorni ma, manipolando questo gene, hanno vissuto sei o sette volte più a lungo, l’equivalente di 450 anni umani.
La Kenyon ha spiegato che “il gene stimola sostanze che garantiscono il buon funzionamento delle proteine epidermiche e muscolari, oltre ad aumentare l’attività del sistema immunitario”. Un secondo gene, chiamato “il Falciatore” disattiva il “16enne” e accelera il processo di invecchiamento.
Una delle scoperte più interessanti è stata che l’insulina stimola l’attivazione del “Falciatore”.
A partire da questi dati i ricercatori hanno determinato vari modi per disattivare “il Falciatore” senza manipolazione genetica. Dato che il gene è attivato dall’insulina, il primo passo è evitare pasti abbondanti e carboidrati semplici che aumentano il livello dell’ormone. Quindi riducete amidi, dolci e cibi industriali. Poi fate attività fisica che aumenta la sensibilità del corpo all’insulina, oltre a potenziare il sistema immunitario.
Forse la correlazione tra livello basso di insulina e longevità spiega perché i diabetici vivono meno infatti devono spesso praticarsi iniezioni dell’ormone. Quindi, se volte una vita più lunga e sana, cercate di non saltare troppi allenamenti ma evitate il più possibile di mangiare mega fette di torta al cioccolato. (Becky Holman) "Per favore registrati qui per vedere il link :-) "
Alessio Di Girolami
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#4
Meno calorie, più longevità? Non per i primati
Chi mangia meno vive più a lungo: questo legame tra dieta e longevità sembrava assodato ed era stato verificato sperimentalmente su topi e ratti. Ora però viene messo in discussione da due studi sui macachi durati oltre 20 anni, secondo i cui risultati la lunghezza della vita in media non sembra cambiare in modo apprezzabile

La restrizione calorica non ha effetti apprezzabili sulla longevità dei macachi: è questo in sintesi il risultato di due studi durati oltre 20 anni, pubblicato su “Nature”, che mette in discussione la possibilità di estendere ai primati, e di conseguenza agli esseri umani, una correlazione stabilita in precedenza sulla base di sperimentazioni su topi e ratti.

Il rapporto tra introito calorico e longevità è stato affrontato da due studi indipendenti iniziati alla fine degli anni ottanta presso il National Institute on Aging (NIA) di Bethesda, nel Maryland, e il Wisconsin National Primate Research Center (WNPRC) a Madison, che hanno utilizzato come modello animale il macaco rhesus. Questa specie raggiunge la maturità sessuale intorno ai 4-5 anni e le statistiche di longevità indicano una mediana di 27 anni.

Nello studio del NIA, scimmie di differenti età sono state suddivise, a seconda dell’età al momento dell’arruolamento, in due gruppi: da 1 a 14 anni e da 16 a 23, rispettivamente. Alcune sono poi state sottoposte a una restrizione calorica del 30 per cento rispetto al gruppo di controllo. Con il passare degli anni e il consolidarsi della statistica, non è emersa alcuna differenza in termini di longevità tra gli animali dei due gruppo. Circa il 50 per cento delle scimmie del gruppo arruolato in giovane età è ancora in vita, ma le proiezioni indicano che solo lo 0,1 per cento degli animali sottoposti a restrizione calorica sopravviveranno ai controlli.
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Uno dei macachi rhesus dello studio del Wisconsin National Primate Research Center (WNPRC) a Madison, che ha utilizzato solo animali in giovane età ( Karen Kasmauski/Science Faction/Corbis)

Alla base di questi studi vi è l’ipotesi che la restrizione caloria possa incidere non solo sulla longevità ma anche direttamente sulla salute dell’organismo. E anche questo aspetto è stato valutato dai ricercatori del NIA, che hanno raccolto periodicamente campioni di sangue degli animali per misurare i livelli di colesterolo, di trigliceridi e di glucosio.

Si è così scoperto che i livelli di colesterolo erano significativamente più bassi negli animali sottoposti a controllo dietetico, ma solo negli individui maschi, mentre nelle femmine non sono stati registrate differenze apprezzabili. Per quanto riguarda i trigliceridi, la restrizione calorica ha indotto un significativo abbassamento dei livelli solo nelle scimmie entrate nella sperimentazione in età più avanzata. Quest'ultimo gruppo ha registrato anche una diminuzione dei livelli di glucosio, ma di lieve entità,mentre gli animali che avevano iniziato la restrizione dietetica da giovani non hanno mostrato variazioni apprezzabili.

Lo studio del WNPRC ha invece studiato solo scimmie rhesus in giovane età (7-14 anni), metà delle quali sono ancora in vita, e ha portato a risultati parzialmente diversi. Anche in questo caso non sono stati rilevati effetti significativi della restrizione calorica sulla longevità complessiva, ma le proiezioni indicano una maggiore sopravvivenza degli animali a dieta rispetti ai controlli.

Come si spiegano i diversi risultati? In primo luogo, c'erano alcune differenze nella dieta degli animali. Nello studio del NIA, le scimmie del gruppo di controllo avevano a disposizione porzioni studiate per evitare l’insorgere di obesità, mentre in quello del WNPRC potevano nutrirsi a piacimento. Le prime, in effetti, vivevano più a lungo, il che potrebbe spiegare in parte la mancanza di differenze con le scimmie del gruppo di trattamento.

Infine, anche la composizione delle diete nei due studi era diversa: il saccarosio, per esempio, rappresentava il 28,5 per cento dell’introito calorico nella dieta del WNPRC e solo il 3,9 per cento di quella del NIA, e questa probabilmente è la ragione per cui il diabete ha colpito il 40 per cento degli animali di controllo nello studio WNPRC e solo il 12,5 per cento nello studio del NIA. La patologia è invece risultata assente negli animali trattati dello studio WNPRC mentre si è presentata in qualche caso in quelli del NIA. "Per favore registrati qui per vedere il link :-) "
Alessio Di Girolami
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#5
Tre aminoacidi per allungare la vita
Nelle cavie un aumento medio del 12%. Scoperta italiana
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Se un italiano ha oggi un’aspettativa di vita media di circa 81 anni, con la dieta degli aminoacidi può arrivare a toccare i 90-91 anni in buona salute. Così è stato nei topi di laboratorio alimentati con acqua arricchita da un composto di tre aminoacidi a catena ramificata (Bcaa): leucina, isoleucina e valina. Tre dei venti «mattoni» che costituiscono le proteine. La scoperta, tutta italiana, è pubblicata dalla rivista Cell Metabolism. I ricercatori coinvolti fanno parte delle università degli studi di Pavia, Milano e Brescia, oltre che dell’Istituto Auxologico di Milano. Studi precedenti avevano già evidenziato la caratteristica degli aminoacidi a catena ramificata di prolungare la vita del lievito unicellulare, ma ora la verifica è stata fatta su cavie. «Il gruppo di topi alimentati con acqua agli aminoacidi ha vissuto più a lungo, e in buona salute, del gruppo di topi di controllo: in media 869 giorni i primi e 774 giorni i secondi. Un allungamento della vita di 95 giorni, in pratica del 12%».

Come funzionerebbe questo elisir di lunga vita? In pratica, la dieta arricchita con la miscela di aminoacidi favorisce la produzione di una proteina (eNOS) chiave nella sintesi di ossido nitrico (NO). Quest’ultimo, come già dimostrato in precedenti studi effettuati dal gruppo milanese di Enzo Nisoli e pubblicati nel 2003 e nel 2005 su Science, produce un aumento di mitocondri nei muscoli dello scheletro e nel muscolo cardiaco. I mitocondri sono i componenti delle cellule dell’organismo deputati alla produzione di energia. Sono, infatti, definiti le «centrali energetiche» della cellula. I ricercatori hanno inoltre rilevato che i topi così alimentati mostrano una maggiore attività del gene della longevità, il SIRT-1, e dei geni del sistema di difesa che combatte i radicali liberi. Secondo lo studio, gli animali trattati hanno anche mostrato miglioramenti nella resistenza allo sforzo fisico e nella coordinazione motoria.

«E’ la prima volta che si dimostra che una miscela di aminoacidi può aumentare la sopravvivenza nei mammiferi», dice Nisoli, coordinatore dello studio. E i risultati riscontrati sui topi suggeriscono che questa miscela potrebbe essere utilizzata con buoni risultati nelle persone di età avanzata o debilitate. Esistono già studi sull’uomo, se pur limitati a un numero ridotto di pazienti, che avvalorano questa teoria e diverse miscele di aminoacidi sono già sul mercato in diversi Paesi, Italia compresa. «E’ molto importante — aggiunge D’Antona — sottolineare che gli effetti cellulari e sistemici della dieta agli aminoacidi risultano potenziati dall’esercizio fisico». Conclude Nisoli: «Si apre la strada verso un nuovo approccio "nutrizionale" alle malattie legate all’invecchiamento e ai problemi di carenza energetica. La sfida vera sarà convincere i medici che questi supplementi possono rivelarsi utili per i loro pazienti».

Mario Pappagallo
Alessio Di Girolami
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#6
E poi dicono che essere dei fissati con l'alimentazione e lo sport non paghi... "Per favore registrati qui per vedere il link :-) "
Tra trucco e photoshop comunque non è ben chiaro l'aspetto reale della sua pelle, sul fisico nulla da dire...
Alessio Di Girolami
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#7
Ha lo stucco in faccia, sembra imbalsamata come quelle del film "La morte ti fa bella"...Ironico
La forma è anche sostanza. Chi veicola un messaggio non può essere estraneo al suo contenuto. Tropico - Chi è musone e triste non riesce a tener lontano la malattia. Tonegawa - Le testimonianze vere di gente normale valgono più di tante elucubrazioni teoriche. Francesca F.C.



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#8
Riprendendo il discorso, nello studio sui primati salta all'occhio il dato del diabete, e che in fin dei conti la restrizione calorica se funziona viene meno se la dieta è comunque squilibrata, inoltre deprivarsi fin da giovani delle calorie non funziona. A conti fatti conta di più alimentarsi bene, e se la restrizione conta di più in vecchiaia, non potrebbe essere perché il metabolismo si è abbassato e non gestisce più come prima un dato introito? Di conseguenza abbassare il regime di funzionamento del "motore" allunga la vita. di più, ci sono altri metodi per allungare la vita, come la restrizione alimentare di certi amminoacidi ed anche la chelazione dei metalli pesanti che in vecchiaia certamente si sono accumulati ed i sistemi di smaltimento sono meno efficienti. Insomma le vie sono molteplici per raggiungere l'obiettivo.
Alessio Di Girolami
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#9
Sarà un effetto collaterale del digiuno ma secondo i ricercatori italiani non è il rallentamento del metabolismo a prolungare la vita ma l'autofagia indotta dalla, al primo posto, restrizione calorica e, al secondo posto, dall'attività fisica e ancora dai pasti bilanciati e abbondanti che susseguono questi periodi di catabolismo controllato. Il succo è che una strada per aumentare la longevità è di accelerare il ricambio cellulare... in pratica una sorta di peeling interno. Il discorso è lungo e affascinante e, sì, le vie sono molteplici.

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#10
nei suoi libri Matt Stone ha piu' volte demolito il mito secondo cui la restrizione calorica porta ad un aumento della longevità.L'unico fattore che è effettivamente correlato ad una aspettativa di vita maggiore e' ,a suo dire, la corporatura minuta (ed in effetti in sardi delle vecchie generazioni avevano entrambe queste caratteristiche: piccoli e longevi).

Quanto ai BCAA non sapevo che influissero sulla longevità.Non mi sorprende invece l'effetto positivo sui mitocondri : in effetti la loro assunzione comporta un sensibile aumento di energia.
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#11
Cito un pensiero di Tropico che è diventato anche la mia firma:
Citazione:La forma è anche sostanza. Chi veicola un messaggio non può essere estraneo al suo contenuto.

A me Matt S., vedendo come si è ridotto in pochi anni, pare estraneo al suo contenuto e quindi privo di credibilità.

Lasciando da parte se le teorie sono esatte o meno (io condivido il materiale che ritengo interessante solo per onestà intellettuale e senza nessuna pretesa) difficilmente applicherò la restrizione calorica alla mia persona. Poi, sinceramente di campare a lungo e male in questo mondo di merda, per sotterrare i miei cari e vedermi decrepito, ne posso fare benissimo a meno; però la curiosità di vedere quanto e, sopratutto, come camperanno tutti i vari espertoni, compreso pure Matt S., è molto forte... Va bè che visto che lui non è minuto, secondo le sue osservazioni, non ha nessuna speranza di vivere a lungo...Attonito Se gli piace la vita gli auguro di aver torto marcio!
La forma è anche sostanza. Chi veicola un messaggio non può essere estraneo al suo contenuto. Tropico - Chi è musone e triste non riesce a tener lontano la malattia. Tonegawa - Le testimonianze vere di gente normale valgono più di tante elucubrazioni teoriche. Francesca F.C.



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#12
La restrizione calorica potrebbe mimare l'effetto della restrizione di alcuni amminoacidi, infatti ci sono indizi su cui basterebbe fare un digiuno proteico per vedere risultati simili sulla longevità "Per favore registrati qui per vedere il link :-) "
Alessio Di Girolami
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#13
(30-11-2014, 12:19 PM)Tropico Ha scritto: "Per favore registrati qui per vedere il link :-) "Di conseguenza abbassare il regime di funzionamento del "motore" allunga la vita. di più, ci sono altri metodi per allungare la vita, come la restrizione alimentare di certi amminoacidi ed anche la chelazione dei metalli pesanti che in vecchiaia certamente si sono accumulati ed i sistemi di smaltimento sono meno efficienti. Insomma le vie sono molteplici per raggiungere l'obiettivo.

Dei buoni chelanti?
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#14
La longevità è l'argomento che mi affascina di più.
E' da tanto che seguo questo filone.
Quello che dice fabietto è corretto. La restrizione di proteine è la chiave, infatti i farmaci che mimano il digiuno di cui parlava non fanno altro che bloccare la lipolisi e quindi obbligano la cellula ad autodigerirsi.
Però ci sono anche studi che mostrano che togliere i metalli pesanti allunga la vita.
Poi c'era un articolo molto simpatico e ben fatto che lessi non molto tempo fa che però non ho salvato che mostrava i vari effetti delle varie diete.
Una tipo paleo per intenderci da la migliore fertilità, mentre una ricca in carboidrati la maggiore longevità, ma anche un leggero sovrappeso (che è il contrario di quello che si legge in genere).
Io sono dell'opinione che la chiave di tutto sia il mitocondrio.
Digiuno intelligente (ossia che non stressi troppo l'organismo), attività fisica e un'alimentazione qualitativa ricca in nutrienti sono la base, poi ci sono tutte le sfumature. Questo almeno il mio punto di vista sulla longevità.
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#15
Ho ritrovato questo: "Per favore registrati qui per vedere il link :-) "
è interessante.
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