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    Terapia dell‘ipnosi: non basta uno schiocco delle dita
    Autore Messaggio
    Tropico Offline
    Condottiero
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    Messaggio: #1
    Terapia dell‘ipnosi: non basta uno schiocco delle dita
    Terapia dell‘ipnosi: non basta uno schiocco delle dita
    Un profondo rilassamento e la concentrazione sulle rappresentazioni interiori sono strumenti molto più potenti di quanto la medicina tradizionale lascia intendere. Chi è pronto a mettersi nelle mani esperte di un ipnoterapeuta ha buone probabilità di liberarsi delle sue paure e di superare un‘operazione chirurgica senza narcotici.

    Poco tempo fa il giornale tedesco „Spiegel“ pubblicava un‘inserzione della posta reniana (Rheinischen Post):“paziente cerca persone, con affinitá di vedute, che sono state miserabilmente e senza successo ipnotizzate da un naturoterapista“. Spesso ci é capitato di assistere in televisione a episodi in cui un ipnotizzatore portava una persona del pubblico in un profondo stato di trance. Completamente alla mercé dell‘ipnotizzatore, questa si lasciava fare qualsiasi cosa, fino a che la dimostrazione non veniva conclusa con un semplice schiocco di dita. Sembra facile.
    Delle rappresentazioni interiori reali
    La Svezia, la Danimarca ed Isrlaele sono gli unici Stati al mondo in cui solo medici e psicologi con una specifica formazione in ipnosi possono usare questa tecnica con i loro pazienti. Dall‘altra parte dell‘„Abracadabra“, da noi, c‘è anche un lato diverso della medaglia. È quello delle persone che vengono effettivamente liberate dal dolore e dalle paure, o che tornano ad essere in grado di governare il proprio metabolismo. La circolazione sanguigna, il tasso ormonale e addirittura l‘attivazione del sistema immunitario: sono tutti elementi che l‘ipnosi è in grado di influenzare. Circa 10.000 medici e terapeuti si rivolgono oggi alla psicoterapia e ad altri metodi riconosciuti per il trattamento di malattie corporee soggette all‘influenza della psiche. Tra queste rientrano, tra le altre, l‘insonnia e la dipendenza da nicotina.
    Chi credesse che l‘ipnosi fosse una forma di incoscienza indotta, si sbaglierebbe. Sotto la guida dei terapeuti il paziente raggiunge uno stadio di profondo rilassamento, aprendosi au propri sentimenti ed alle proprie sensazioni, che percepisce in modo molto più intenso rispetto a quando è sveglio. Scopre possibilità e i metodi per ottenere qualcosa che non comprende nella realtà quotidiana, perché i suoi costringimenti interiori ed anche il suo pensare, ancorato alla logica, glielo impediscono. Possibilità che, grazie alla concentrazione in stato di rilassamento, diventano invece reali.
    Corroborata dalla scienza
    Che l‘ipnosi funzioni lo dimostra non solo la richiesta crescente, ma soprattutto i circa 200 studi clinici condotti finora in materia. La maggior parte di essi mostra che il metodo non si basa solo sull‘effetto placebo, come si dice invece di altri metodi naturali. Correva l‘anno 2002 quando una metaanalisi del Professore di psicologia di Costanza, Walter Bongartz, mostrò che in oltre 40 studi la quota di successo nel trattamento di malattie con l‘ipnosi era intorno al 60 %, senza l‘impiego della quale la percentuale scendeva al 40%. Uno studio condotto in Svizzera mostra la misurabilità del successo nella cura del raffreddore da fieno, mentre una ricerca condotta in Germania evidenzia che il numero dei parti precoci diminuiva se le donne si sottoponevano all‘ipnosi per raggiungere uno stato di rilassamento interiore. Vi sono altri campi di applicazione in cui il successo dell‘ipnosi è misurabile: un cambiamento dello stile di vita nei fumatori e nelle persone obese, nel trattamento dell‘insonnia, delle ansie o dell‘incontinenza infantile. Chi avesse paura dei dolori associati ad un trattamento medico e per tale motivo evitasse di sedersi su un lettino da diversi anni, potrebbe forse trovare il coraggio di sottoporsi al trapanamento di un dentista. Ulteriori vantaggi della trance con poca, o addirittura senza, anestesia locale: l‘irrorazione sanguigna della gengiva riprende molto più velocemente, il tempo di guarigione è più veloce, il gusto stopposo in bocca non si presenta.
    Staccare e riprogrammare
    Da dove viene la forza che si nasconde dietro l‘ipnosi? La trance, nonostante il rilassamento, è uno stato di veglia assoluta. La concentrazione però non è focalizzata sul mondo circostante, ma è rivolta invece verso quello l‘interiore. Tipici dei pazienti sotto ipnosi sono i cosiddetti processi dissociativi: i movimenti vengono fatti indipendentemente dalla percezione sensoriale del mondo esterno. I pazienti in stato d‘ansia hanno imparato a tenere un determinato comportamente in presenza di determinati stimoli. L‘ipnosi permette di discernere causa e decorso, cosicchè il terapeuta ed il paziente possono „riprogrammarsi“. La situazione è simile per il dolore, come quando la puntura di un ago non fa più così male. Con l‘aiuto di PET e tomografia computerizzata i processi celebrali diventano visibili. Nell‘ipnosi la connessione tra aree celebrali è molto diminuita, l‘area che si occupa del processo decisionale, in particolar modo, viene inibita. La trance disaccoppia i centri di attenzione nella corteccia cingolata anteriore (ACC) dalla corteccia frontale laterale. Il centro della percezione sensoriale e la reazione corrispondente, in questo modo, non obbediscono al soggetto impnotizzato, ma all‘ipnotizzante che determina la formazione delle rappresentazioni interiori. Stephen Kosslyn della Harvard University ha mostrato ai partecipanti di uno studio una serie di figure colorate e le corrispondenti figure in bianco e nero. Queste ultime generavano nei loro centri visivi un minore coinvolgimento. In stato di ipnosi poi, suggerì ai partecipanti che le zone grige fossero in realtà colorate, attivandole nel centro visivo come se fossero realtà. Il gruppo di controllo, in stato di veglia, non ebbe invece alcuna reazione.
    Non è un toccasana
    Tutto ciò non funziona per tutti. Circa il 10% della popolazione non si lascia ipnotizzare. Secondo i più recenti riconoscimenti sarebbe colpa anche dei geni. Alla fine si tratta di avere cieca fiducia nella necessità delle terapia, necessaria per entrare in stato di trance. Per chi soffrisse di una psicosi o di dolori cronici a causa di una neuropatia, l‘ipnosi sarebbe inefficace se non pericolosa. Talvolta anche le aspettative sono eccessive rispetto a ciò che il metodo permette. Una Cochrane Review non riconosce, ad esempio, alcun vantaggio nell‘impiego dell‘ipnosi per i fumatori, a fronte di altre strategie. Secondo la stessa vi sarebbe ancora un‘enorme necessità di compiere studi che chiariscano gli aspetti positivi e negativi dell‘ipnosi.
    Per concludere, diremo che in Italia, purtroppo, sono molte le „pecore nere“ che praticano l‘ipnosi. Chi fosse intenzionato a praticare questa terapia nel proprio studio e non in un varietà televisivo, dovrebbe sottoporsi ad una formazione particolare di oltre 200 ore. Uno sforzo occupazionale ed economico, anche perchè il trattamento non é mutuabile. Ma il paziente che facesse ricorso a questo antichissimo metodo naturale, in futuro potrebbe cercare di raggiungere un stato profondo di rilassamento interiore, anzichè ricorrere ai soliti antidolorifici.
    "Per favore registrati qui per vedere il link :-) "

    Alessio Di Girolami
    La medicina ha fatto così tanti progressi che ormai più nessuno è sano - Aldous Huxley
    15-06-2012 04:41 PM
    www Cerca Quota
    Tropico Offline
    Condottiero
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    9,503
    Messaggio: #2
    RE: Terapia dell‘ipnosi: non basta uno schiocco delle dita
    Studio su effetti dell’ipnosi nel trattamento del dolore
    Minor ansia e depressione per i pazienti terminali

    Ansia, depressione e dolore sono presenti nel 50 per cento dei pazienti terminali e ne modificano grandemente l’immagine e l’identità personale. Lo scopo delle cure palliative è il raggiungimento della miglior qualità di vita possibile per i pazienti e per le loro famiglie.
    L’ipnosi in tale contesto rappresenta uno strumento utile applicabile a diversi livelli nella gestione del malato terminale. Oltre a poter controllare i sintomi della malattia, aiuta a gestire gli effetti collaterali dei trattamenti, e sul piano psicologico contribuisce a controllare ansia e depressione. Uno studio condotto dal Milton Erickson Institute di Torino ha valutato, in 30 pazienti di età compresa tra i 55 e i 72 anni in fase terminale, la correlazione tra l’efficacia del trattamento ipnotico nella riduzione del dolore e la percezione di un miglioramento del benessere come diminuzione dell’ansia e della depressione legate al sintomo dolorifico. L’utilizzo dell’ipnosi nei soggetti esaminati in 6 settimane ha favorito una riduzione della percezione del sintomo dolorifico del 41% secondo la scala di VAS con conseguente riduzione dei livelli di ansia del 60% corrispondente ad un passaggio da grave a lieve secondo la scala HADS; la depressione si è ridotta del 67% passando da grave a moderata. Questi risultati sono stati accompagnati da un miglioramento della qualità di vita rispetto ai limiti imposti dalla malattia. La dott.ssa Piera Rosso ha presentato i dati preliminari del lavoro al XIX Congresso Nazionale della Società Italiane di Cure Palliative in corso al Centro Congressi Lingotto di Torino.
    “L’ipnosi permette di controllare le sensazioni dolorifiche e consente - spiega la Dott.ssa Piera Rosso, psicoterapeuta del M. Erickson Institute - una riduzione del dosaggio dei sedativi facendo recuperare ai pazienti lucidità e tempo prezioso da trascorrere con i propri familiari in un periodo estremamente significativo della loro vita”. L’ipnosi in pazienti che presentano difficoltà, legate non solo alla componente sintomatica della malattia ma anche difficoltà nell’affrontare ed adattarsi alla graduale perdita di funzionalità e di indipendenza nelle attività quotidiane, ha un valore enorme poiché permette il coinvolgimento attivo della persona nel progetto di cura, favorendo la percezione di poter riacquistare il controllo sulla propria vita. È uno strumento “a misura d’uomo” estremamente efficace e in grado di modificare processi di pensiero e meccanismi fisiologici. Può affiancare la normale routine medica e psicologica apportando un contributo significativo al benessere del paziente, migliorando quindi la sua qualità di vita. "Per favore registrati qui per vedere il link :-) "

    Alessio Di Girolami
    La medicina ha fatto così tanti progressi che ormai più nessuno è sano - Aldous Huxley
    10-10-2012 04:49 PM
    www Cerca Quota


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