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Ridefinita la tossicità della vitamina D: vitamina K e meccanismo molecolare.

Indagando sul ruolo e dosi della vitamina K1, vengo a conoscenza di uno studio di Chris Masterjohn sulla relazione che passa tra la vitamina D e la K, e inizio a comprendere il perché non scorre buon sangue tra me e la vitamina D3, la quale già a dosi di 1.000UI mi provoca extrasistole/tachicardia.

La dose di vitamina D che alcuni ricercatori raccomandano come ottimale terapeutico, supera ufficialmente di un fattore o due la dose riconosciuta come sicura; è quindi importante determinare il preciso meccanismo delle dosi eccessive di vitamina D che esercitano tossicità, in modo che i medici e altri operatori sanitari possano comprendere come utilizzare dosi terapeutiche ottimali di questa vitamina, senza il rischio di effetti collaterali.

Sebbene la tossicità della vitamina D è convenzionalmente attribuita alla sua induzione dell’ipercalcemia, studi su animali mostrano che gli endpoint tossici osservati in risposta a ipervitaminosi di vit.D come anoressia, letargia, ritardo della crescita, riassorbimento osseo, calcificazione dei tessuti molli, e la morte, possono essere dissociati dall’ipercalcemia che normalmente li accompagna, richiedendo una spiegazione alternativa per il meccanismo di tossicità della vitamina D.

L’ipotesi presentata nel documento di C.Masterjohn propone una nuova comprensione sulla tossicità della vitamina D , la quale induce una carenza di vitamina K. Secondo questo modello, la vitamina D aumenta l’espressione di proteine ​​la quale attivazione dipende dalla carbossilazione vitamina K-mediata; come la richiesta di carbossilazione aumenta, la riserva di vitamina K è esaurita. Dal momento che la vitamina K è essenziale per il sistema nervoso e svolge un ruolo importante nella protezione contro la perdita ossea e calcificazione dei tessuti molli periferici, la sua carenza è associata ai sintomi da ipervitaminosi D. Questa ipotesi è supportata circostanziatamente dall’osservazione che gli animali carenti di vitamina K o proteine ​​vitamina K-dipendenti, presentano notevoli somiglianze con animali alimentati con dosi tossiche di vitamina D, e l’osservazione che la vitamina D e il Warfarin (inibitore vitamina K) hanno simili profili di tossicità ed esercitano una tossicità sinergica quando sono combinati. L’ipotesi propone inoltre che la vitamina A protegge contro la tossicità della vitamina D diminuendo l’espressione di proteine ​​vitamina K-dipendenti risparmiando la vitamina K. Se gli esperimenti animali potranno confermare questa ipotesi, i modelli con cui la dose massima sicura è stata determinata, dovrebbero essere rivisti. I medici e gli altri operatori sanitari saranno in grado di trattare i pazienti con dosi di vitamina D che possiedono maggior valore terapeutico rispetto a quelli attualmente in uso, evitando il rischio di effetti collaterali somministrando la vitamina D assieme alle vitamine A e K.

P.S. la forma di vitamina K discussa da C.Masterjohn è la K2.

Fonte

Vitamin D toxicity redefined: vitamin K and the molecular mechanism. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17145139

Alessio Di Girolami

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