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Buonumore a rischio, quando i carboidrati sono troppi...
#1
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Mi
piace una frase, purtroppo il link non funziona, la frase
è:

Quando non lo fa, il livello degli zuccheri nel sangue rimane
più alto della norma (iperglicemia). Paradossalmente tuttavia, anche le persone
ipoglicemiche sono spesso anche resistenti all'insulina.
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#2
non c'entra molto però leggevo che a volte mantenere una resistenza
insulinica puoò essere positivo, ovviamente sempre a fini sportivi, leggevo
anche che alcuni consigliano di non assumere omega 3 con azione
antiinfiammatoria ma incentivare l'infiammazione con grassi "cattivi"
(arachidonico ecc) per favorire cosi una maggior riparazione tissutale e di
conseguenza ridurre i tempi di recupero
Citazione:La resistenza all'insulina, di contro, porta ad un maggior rilascio di
questo ormone al fine di contrastare la bassa concentrazione di trasportatori
GLUT-4 (la bassa espressione e la scarsa sensibilità dei suoi recettori). Chi
possiede un certo grado di resistenza rilascia concertazioni maggiori di
insulina, in risposta ad un uguale livello glicemico, rispetto a chi possiede
una maggiore sensibilità.
La resistenza all'insulina
comporta:

maggiore ossidazione dei grassi a scopo energetico

mantenimento di una certa "stabilità glicemica" (non si avranno "crolli" da
crisi ipoglicemiche)
preservazione del glicogeno muscolare
migliore
conservazione della massa muscolare (l'altalenanza dei livelli glicemici ed
insulinici, in deficit calorico, porta una maggiore ossidazione delle proteine
al fine di stabilizzare la glicemia)

Come potete capire, mantenere un
certo grado di resistenza insulinica porta vantaggi sia durante la fase
ipocalorica sia nel periodo di refeed.
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#3




"Per favore registrati qui per vedere il link :-) "
Ogni
volta che assumiamo un pasto a base prevalente di carboidrati, o direttamente
dello zucchero, l’organismo risponde con una maggiore produzione di serotonina,
un neurotrasmettitore a effetto decisamente rilassante e antidepressivo.
Contemporaneamente viene attivato anche il sistema beta-endorfinico, che riduce
la percezione del dolore e migliora l’autostima.


Tutto e il
contrario di tutto.
Penso che alla fine il pasto migliore sia quello
completo e bilanciato.
Oltretutto essenziali sono gli aminoacidi e gli acidi
grassi, non i carboidrati.
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#4
Se mia nonna avesse le ruote sarebbe un treno e gli studi epidemiologici sono pieni di nonne con le ruote. Molto banalmente: sono depresso, istintivamente mangio più carbo per avere picchi di serotonina, nel tempo divento insulino-resistente.
A proposito, avete mai notato che la diffusione della sindrome metabolica coincide con l'aumento della temperatura sul pianeta? Sta a vedere che l'insulino-resistenza è la causa del riscaldamento globale...
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#5

A parte la catasta di srudi che legano i carboidrati anche all'epilessia mi dici st'entrata come la dovremmo interpretare.

Sai chi inizia la metabolica vede la fame scomparire, dato che con l'inslina viene bloccata anche la produzione di serotonine (non so se lo sai ma le pillole che danno ai depressi servono per evitare la ricaptazione delle serotonine) quindi se meno carboidrati danno meno serotonine si può dire che una dieta low carbo è equivalente o quasi alle pillole antidepressive, ma senza effetti collaterali.

Partendo da questa osservazione fisiologica i pochi ricercatori che usano il cervello, hanno notato che i diabetici, leggere lo studio dove si riporta chiaramente il passo che sto citando, sono più inclini alla depressione.

Da questa considerazione se io sono un ricercatore serio, inizio a investicare lo stato metabolico delle persone che ne soffrono e se trovo corrispondenza tra alterati metabolismi glucidici e lipidici con stati di depressione, caro Davide ne deduco che chi ha qualche forma di sindrome metabolica è fortemente a trischio di sbalzi di umore e di depressione.

Ora che tua nonna se avesse avuto le ruote sarebbe stato un tram, può anche essere, come può anche essere che un asino vola, ma io nè dubito fortemente, ma se da domani inizio a vedere asini che volano preso in serio esame che questa possibilità possa essere concreta, questo si chiama metodo scientifico.

Il surriscaldamento del pianeta non c'entra niente neppure con l'inquinamento, la Terra effettua cicli di riscaldamento millenari e così di raffreddamento, tutte le boiate che Al Gore e gli altri catastrofisti auspicano non si verificheranno mai, e se acacdesse non sarà per colpa dell'inquinamento o per colpa nostra che ci piacciono tanto i dolci e diventiamo insulinoresistenti.
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#6
Un ricercatore serio non trae conclusioni da uno studio epidemiologico. Non basta osservare la concomitanza di due fenomeni per stabilire dei nessi causali.
Il sistema ormonale è molto più complesso di come lo fai tu. E' ovvio che uno squilibrio da un parte diventa uno squilibrio per tutto il sistema, ma le vie sono tutte a doppio senso. Invece una certa scuola di pensiero (che francamente me li ha un po' rotti) sembra che voglia attribuire alla sola insulino-resistenza la causa di tutti i mali (ah, a proposito, quella sul riscaldamento globale era una battuta, quand'è che la finisci di scagliarti contro i mulini a vento? ).
Chi ha provato la depressione vera (come il sottoscritto) sa che è un grido dell'anima e nessuno studio mi convincerà mai del contrario. Che poi esistano stati depressivi indotti biochimicamente è fuori di dubbio, ma pensare di risolvere la depressione con la dieta vuol dire non aver capito un cazzo della vita.
Se invece vogliamo dire che l'insulino-resistenza si accompagna a scompensi neuroendocrini a vari livelli, bè...non c'era mica bisogno di questo studio, basta leggere Bottaccioli...
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#7
Citazione:Un ricercatore serio non trae conclusioni da uno studio
epidemiologico
Tu sei un ricercatore?

Che a te
abbia rotto o meno un pò in tutto il mondo si sta arrivando all conclusione che
l'insulino-resistenza crea dei danni notevoli a sistemi più disparati e lo
dicono soggetti di statura mondiale nei loro ruoli di ricercatori e di
medici.

Tu sei un ricercatore o un medico?
Citazione:Chi ha provato la depressione vera (come il sottoscritto) sa che è un grido
dell'anima e nessuno studio mi convincerà mai del contrario. Che poi esistano
stati depressivi indotti biochimicamente è fuori di dubbio, ma pensare di
risolvere la depressione con la dieta vuol dire non aver capito un cazzo della
vita.
Mi spiace ma da solo non fai
testo...
Citazione:Se invece vogliamo dire che l'insulino-resistenza si accompagna a scompensi
neuroendocrini a vari livelli, bè...non c'era mica bisogno di questo studio,
basta leggere Bottaccioli...
Perdona la mia ignoranza
ma prima di risponderti avrei bisogno di sapere chi è Bottaccioli...
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#8
Citazione:salvio ha scritto:Perdona la mia ignoranza ma prima di
risponderti avrei bisogno di sapere chi è
Bottaccioli...
E' l'autore di
Psico-neuro-endocrino-immunologia che citiamo spesso io Enzo.
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#9
Allora la risposta te la posso dare..

Dello studio c'è sempre
bisogno, sto tizio ha studi all'attivo di quello che sostiene?

O forse se
ne viene con il solito cumulo di teorie inapplicabili?

Sentiamo come
facciamo a consumare carboidrati i gogò senza interferire con il sistema
immunitario?

Sentiamo come mai l'insulino-resistenza determina
depressione?
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#10
Bottaccioli non è un ricercatore, ma un giornalista scientifico. Il libro
citato descrive in modo molto comprensibile a un profano - ma non di meno molto
tecnico, tanto che è adottato come libro di testo anche in corsi di
perfezionamento medico - il sistema della cosiddetta "grande connessione",
ovvero quello che ormai da una parte all'avanguardia della ricerca medica è
considerato un solo sistema neuro-endocrino e immunitario e le sue connessioni
con la psiche.
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#11
Questo interessante post parte da un presupposto che poi ne deve
condizionare l'analisi....un eccesso di carboidrati provoca danni.....più
che logico, nella parola eccesso c'è già l'errore...
L'eccesso in
alimentazione porta sempre all'errore.

Nessuna qui sponsorizza credo
l'assunzione di carboidrati a gogò Salvio, sicuramente come dici è chiaro che
tale situazione difficilmente viene ben gestita dal'organismo.
Però come dice
Davide un evento complesso come la depressione non può essere ricondotto
solamente a questa chiave di lettura.

Comunque, restando sul lato
prevalentemente biochimico, penso che apprezzerai Salvio questo articolo di
Bottaccioli nel quale sono riportati studi e si analizza proprio la relazione
(secondo i concetti della PNEI) tra lo stato infiammatorio dell'organismo ed un
conseguente stato di depressione.

Penso lo troverai interessante, fammi
sapere...
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#12
Sono daccordo con rosenz quando dice che bisogna specificare cosa si
intende con eccesso di carboidrati.
Perchè ovviamente Salvio ha
ragione,qualunque eccesso,come anche l'assumere carbo a gogo,certamente produrrà
dei danni.
Ecco penso che questo thred diventerebbe interessante qualora il
discorso vertisse su quale sia la quantità ideale di carbo,tenendo conto anche
di attività fisica praticata,soggettività e attività svolte.
Ma forse è
meglio aprire un thred specifico.
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#13
Appurato che la dieta è solo uno dei tanti fattori che migliorano la
depressione,
penso che l'equilibrio sia il giusto bilancio individuale tra
carboidrati per la serotonina (per il relax) e proteine/grassi per la dopamina
(per la voglia di fare).

Troppi carboidrati -> depressione
Troppe
proteine/grassi -> agitazione
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#14


Aprofitto del tuo intervento per chiarire il mio punto di vista. Su
psichesoma già ebbi modo di dire che la salute è la capacità dell'organismo di
mantenere l'omeostasi, ovvero la capacità di gestire i difetti e gli eccessi.
Ciò significa che tanto più ampio è il range di stimoli ambientali ai quali i
meccanismi di regolazione dell'organismo sono in grado di rispondere, tanto più
l'organismo è sano. E' evidente che ci sono dei limiti oltre i quali
l'incapacità di rispondere è strutturale e non può essere considerata malattia,
ma il fatto è che questi limiti sono molto più ampi di quanto studi come quello
citato sembrano suggerire o per lo meno omettono di definire.
Che un eccesso
di carbo faccia male non è solo convinzione di Salvio, ma direi che è il
presupposto in base al quale ci siamo trovati a discutere in questo forum, o
sbaglio? Il punto è che quello che è eccesso per qualcuno, o anche per molti,
non lo è per tutti. Allora la medicina si dovrebbe interrogare sul perchè quei
molti non sono in grado di rispondere adeguatamente a una perturbazione che
altri esseri umani, anche se magari sono la minoranza, sono perfettamente in
grado di gestire. Invece la medicina clinica, ma anche gran parte della medicina
naturale, in particolare quella di stampo igienista, si ferma al fattore
scatenante - lo stimolo ambientale - senza cercare la vera causa che è il modo
in cui il corpo risponde allo stimolo.
Perchè? Perchè la relazione fattore
scatenante-malattia è univoca e molto più semplice da analizzare. Addentrarsi
nei meandri della complessa rete dei sistemi di regolazione del corpo significa
rinunciare a comodi protocolli e parlare di individualità, significa riconoscere
il ruolo determinante della psiche e la responsabilità del paziente nella sua
malattia. Tutte cose che rendono il lavoro del medico e dello stesso paziente
molto più faticoso, ma tra reprimere un sintomo con una pillola e tenerlo a bada
chiudendosi in una campana di vetro, senza interrogarsi sul significato profondo
del suo manifestarsi, non c'è molta differenza in linea di principio.
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#15
ecco perchè sgarrare è bello : vedi fin dove puoi spingere il tuo corpo
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